Attivisti per la Palestina rispondono alla sindaca di Santa Teresa: ”Non basta parlare di pace”

La risposta di Lungoni per la Palestina al Comune di Santa Teresa.

Il collettivo “Lungoni per la Palestina” ha replicato alle parole della sindaca di Santa Teresa Gallura sulla presenza di militari israeliani nel territorio. In un documento articolato punto per punto, gli attivisti contestano le posizioni di Nadia Matta, denunciano omissioni e chiedono trasparenza, presa di posizione politica e stop al cosiddetto “turismo militare” in Sardegna.

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La risposta.

Gli attivisti di ”Lungoni per la Palestina” ribadiscono di essere contrari alle parole della prima cittadina del paese gallurese. Nel primo punto contestano il fatto che Nadia Matta ha affermato di non avere competenze per conoscere la provenienza o il ruolo degli ospiti nelle strutture ricettive. ”I fatti sono stati documentati e rilanciati dalla stampa nazionale e perfino discussi a livello parlamentare: non si tratta di “voci social”. È dovere di un’amministrazione locale chiedere trasparenza e pretendere chiarimenti quando vengono ospitati militari di un esercito impegnato in crimini di guerra”, dicono gli attivisti teresini sui social.

Per quanto concerne il punto 2, i manifestanti hanno dichiarato che le istituzioni locali sono responsabili e che non si può attuare il silenzio. ”Il Comune non decide chi entra o chi esce, ma: può e deve prendere posizione, chiedere chiarimenti alle autorità competenti, vigilare sugli interessi coinvolti e non minimizzare fatti di questa gravità. Il silenzio istituzionale è una scelta politica, non una neutralità”, dicono i manifestanti.

Per quanto riguarda il terzo punto, quello sulle accuse di razzismo, i manifestanti respingono con forza le accuse di antisemitismo “soprattutto se proveniente da chi non ha mai preso le distanze dalle leggi razziali che in Italia hanno segnato la nostra storia e non si è mai dichiarato apertamente antifascista. Le nostre mobilitazioni sono nonviolente e politiche, rivolte contro la macchina di guerra, l’industria del colonialismo e le cooperazioni militari. Criticare questo sistema non è razzismo: è responsabilità civile. Rispettiamo e sosteniamo quel 10% di voci israeliane e internazionali che si oppongono al sionismo e all’occupazione, e lo abbiamo sempre fatto apertamente”, fanno sapere gli attivisti di “Lungoni per la Palestina”.

Nel punto quarto l’associazione parla del documento proposto dal Comune. “L’Amministrazione parla di pace, ma questa posizione è ipocrita e incompleta. Non basta chiedere un cessate il fuoco mentre si ospitano, senza trasparenza, militari di un esercito che oggi bombarda Gaza. Abbiamo presentato proposte concrete, protocollate e mai riscontrate, tra cui: Presa di posizione ufficiale, con condanna dell’intercettazione delle navi umanitarie Madleen, Freedom Flotilla e dell’attacco contro la Global Sumud Flotilla avvenuto ieri sera in acque tunisine, richiesta di intervento del Governo italiano e sospensione della cooperazione militare-industriale con israele, e pesanti sanzioni internazionali verso Israele, finché non saranno garantiti corridoi umanitari veri e ci sia un vero impegno a liberare la Palestina dall’occupazione di militari e coloni. Politiche di trasparenza negli appalti, evitando rapporti con aziende complici dell’occupazione e aderendo ai principi del movimento BDS. Spazi di memoria e conoscenza, intitolazioni simboliche, mostre e incontri pubblici con voci palestinesi ed ebrei antisionisti“, queste le parole degli attivisti.

Gli attivisti hanno chiesto un gemellaggio simbolico con un Comune palestinese, per costruire legami di solidarietà reale. ”Parlare di pace ignorando queste richieste significa usare la parola pace come scudo retorico, non come impegno politico”. Per quanto riguarda le omissioni e sulle risorse pubbliche gli attivisti hanno dichiarato che il comunicato della sindaca non menziona: ”la scorta armata fornita a questi ospiti speciali a spese dei contribuenti; le spese pubbliche sostenute per un turismo militare inaccettabile in Sardegna; la mancata risposta alle richieste della cittadinanza, che chiede verità, trasparenza e atti concreti”.

Lungoni per la Palestina chiedono che l’amministrazione comunale: ”pisponda pubblicamente e formalmente alle proposte protocollate; cessi di minimizzare la questione definendola “polemica social”; sostenga apertamente le richieste di trasparenza e giustizia avanzate dalla società civile. Santa Teresa Gallura non può essere complice silenziosa di crimini di guerra, né luogo di turismo militare mascherato”, concludono nel comunicato.

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