La Goletta Verde arriva a Olbia: “L’87% dei comuni sardi a rischio idrogeologico”

Il monitoraggio di Legambiente.

Terza tappa di Goletta Verde che arriva a Olbia per continuare il viaggio lungo le coste italiane, iniziato da Genova il 3 luglio e che si concluderà il 12 agosto a Trieste. Nel primo appuntamento della tappa sarda, Legambiente ritorna sull’urgenza di prevenire il dissesto idrogeologico, che mette a rischio l’87% dei comuni sardi.

Il rischio idrogeologico è un tema che affligge troppi territori della Sardegna e che ha già causato ingenti danni. Sono molte le località che rischiano una catastrofe ogni volta che le piogge aumentano, ed è ancora vivido il ricordo dell’alluvione che ha colpito Bitti lo scorso anno, provocando devastazioni nel centro abitato e vittime tra la popolazione. In molti casi, come anche in quello dell’alluvione che ha colpito Olbia e la Sardegna nel 2013, queste catastrofi erano prevedibili: canali tombati realizzati per flussi d’acqua che non riescono a sopportare il volume dei detriti che arrivano dai monti con le grandi piogge, centri abitati costruiti sui letti dei fiumi o su terreni paludosi ma soprattutto una mancanza di pianificazione strategica. 

“È prioritario mettere in sicurezza i cittadini, il territorio, gli abitati, i siti produttivi. Purtroppo, l’incombente rischio idrogeologico interessa l’87% dei comuni sardi  – dichiara Annalisa Colombu, Presidente Legambiente Sardegna. Oltre al divieto di qualsiasi edificazione nelle aree a rischio idrogeologico bisogna procedere allo stombamento dei canali e alla delocalizzazione delle edificazioni, insieme a un piano di forestazione nelle aree a rischio frana”.

La situazione a Olbia.

Per quel che riguarda da vicino Olbia, per Legambiente Sardegna il primo intervento non più procrastinabile è la rimozione di tombamenti, restringimenti, occlusioni e opere incongrue. Tutte le analisi sulle conseguenze devastanti e tragiche della alluvione avvenuta ad Olbia il 18 novembre 2013, infatti, concordano sul fatto che in massima parte sono state un effetto dell’espansione edilizia massiccia, invasiva ed incontrollata sul territorio che ha sconvolto il paesaggio urbano e periurbano della città, che merita pertanto un restauro ambientale accurato. Inoltre, oltre al divieto di edificazione nelle aree a rischio, bisogna investire per realizzare un sistema di parchi lineari che segua il reticolo idrografico e possa moltiplicare l’estensione del verde e il mantenimento delle superfici naturali, fungendo al contempo da regolazione del microclima e di riqualificazione paesaggistica ed urbana.

La testimonianza di Bitti.

Positiva la testimonianza di Bitti, in cui il territorio esprime una maturità notevole in termini di consapevolezza, chiarezza della visione e iniziativa di concertazione interistituzionale acquisita purtroppo a causa delle ferite lasciate dalle più recenti alluvioni. “E’ fondamentale, invece, portare avanti un’azione educativa con valore preventivo rivolta ai cittadini – ricorda Marta Battaglia, Direttrice di Legambiente Sardegna – come quella che Legambiente coordina su un territorio fertile come è il Parco di Tepilora grazie al sostegno di Fondazione SUD col progetto Acqua e fuoco. Dalle cicatrici del passato la mappa per un futuro al riparo dai rischi”. 

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