Green pass obbligatorio sul lavoro anche in Sardegna: le regole e cosa c’è da sapere

Il green pass diventa obbligatorio anche in Sardegna.

Anche in Sardegna entrerà in vigore domani, 15 ottobre, il decreto che rende obbligatorio il green pass per accedere ai luoghi di lavoro. Nonostante le manifestazioni nelle piazze di molte città il governo tira dritto. Ecco quali sono le novità del nuovo decreto che cambierà la situazione in Sardegna da venerdì 15 ottobre.

Le verifiche.

I controlli del green pass saranno a carica del datore di lavoro o un suo designato. Nel caso in cui si trattasse, invece, di un’azienda di grandi dimensioni, l’incarico di verificatore può essere affidato ad una persona esterna, ad esempio un vigilantes. Le verifiche del certificato verde devono essere svolte ogni giorno. Questo perché a causa della normativa sulla privacy i dati non vengono salvati e quindi i controlli devono essere svolti in modo quotidiano. Sarà lo stesso datore di lavoro a fare eventuali segnalazioni in caso di irregolarità agli organi competenti. Le stesse aziende, inoltre, saranno al centro di verifiche da parte dell’ispettorato del lavoro, dell’azienda sanitaria del territorio, delle forze di polizia e della polizia locale.

L’obbligo del green pass è previsto anche per i fornitori e lavoratori esterni. Per coloro che non passano per l’azienda prima di recarsi sul posto di lavoro, possono essere previste delle verifiche da remoto. Già durante questi giorni le aziende possono effettuare dei controlli sui certificati dei dipendenti, ma solo per necessità organizzative.

Sempre per quanto riguarda i controlli, stando alla normativa, chi esegue le verifiche, quindi il datore di lavoro o qualcuno da lui designato, sarà autorizzato a richiedere anche la carta d’identità. In questi giorni, poi, è prevista l’uscita di una nuova versione dell’applicazione usata per i controlli, che dovrebbe renderli più veloci e semplici. Se il lavoro è organizzato su 24 ore, Confindustria suggerisce che sarà il personale della vigilanza ad effettuare le relative verifiche, anche sui trasportatori.

Una nota a parte per quanto riguarda il personale domestico. La famiglia che assume una persona, baby-sitter, badante, colf, sarà paragonata ad un datore di lavoro. Pertanto, anche il personale domestico dovrà essere munito di green pass. Discorso diverso, invece, per l’idraulico, il tecnico o l’elettricista. In questo caso, infatti, cambia il tipo di rapporto di lavoro: la famiglia è un cliente che usufruisce di un servizio.

Le retribuzioni.

Per chi non ha il green pass e non potrà quindi fare l’ingresso nella sede del lavoro, la sua assenza sarà considerata ingiustificata con perdita totale della retribuzione. Oltre a questo, ci saranno delle ripercussioni su diversi aspetti, come la maturazione del trattamento di fine rapporto. E ancora, si perde la copertura a fini pensionistici, una rimodulazione del perimetro delle giornale utili per le detrazioni fiscali e gli assegni famigliari.

I tamponi.

Nell’ultimo periodo si è parlato spesso sulla questione dei tamponi: gratuiti o meno? Alla fine, il decreto ha stabilito che la spesa dei tamponi dovrà essere a carico del lavoratore. Non si esclude, comunque, l’eventuale possibilità di un accordo tra l’azienda e i dipendenti. Perciò se il lavoratore ha necessità di eseguire il tampone per avere il Green pass, le spese saranno tutte a suo carico. Alcune farmacie e poliambulatori comunque si stanno organizzando con degli sconti o dei pacchetti, arrivando a far pagare il tampone anche 5 euro, contro i 15 previsti.

Le sanzioni.

Dal 15 ottobre sono previste sanzioni per chi presenta situazioni di irregolarità, sia per il datore di lavoro che per il dipendente. Se nel primo caso la cifra va dai 400 euro ai 1000 euro, per il lavoratore che infrange il decreto si parla di multe che oscillano dai 600 euro ai 1500 euro.

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