Il caso dell’uso colpito col taser a Olbia.
Emergono nuovi elementi sulla vicenda che ha portato alla morte di Gianpaolo Demartis, l’operaio 57enne di Bultei deceduto lo scorso 16 agosto a Santa Mariedda, nella periferia di Olbia, ma rimangono ancora dubbi e aspetti da chiarire. Secondo la consulenza tecnica depositata presso la Procura di Tempio Pausania, non emergerebbe alcun nesso tra l’uso del taser da parte dei carabinieri e il decesso dell’uomo, avvenuto per arresto cardiaco durante il trasporto in ambulanza. L’esito della perizia, disposta dalla stessa Procura, conferma la correttezza dell’operato dei due militari ancora indagati per omicidio colposo, assistiti dall’avvocato Maria Paola Marro e supportati dal Sindacato Indipendente Carabinieri (Sic).
Il segretario generale del Sic, Luigi Pettineo, ha evidenziato come la consulenza tecnica escluda in modo netto qualsiasi responsabilità dei carabinieri, definendo il taser un’alternativa sicura all’arma da fuoco e ribadendo l’impegno del sindacato nella tutela della sicurezza e della dignità dei militari. Tuttavia, la vicenda rimane complessa e diverse questioni restano da chiarire, comprese le circostanze.
Già dall’autopsia condotta a fine agosto all’Istituto di medicina legale di Sassari, sotto la supervisione del medico legale Salvatore Lorenzoni, erano emersi elementi che suggerivano cause naturali della morte. Secondo la relazione, il decesso sarebbe riconducibile a uno scompenso cardiaco in cardiopatia ischemica con stent coronarico, aggravato dall’assunzione di sostanze stupefacenti e dall’aumento della pressione, senza alcun collegamento diretto con la scarica del taser. Tuttavia, per la Procura questa ipotesi appare controversa, considerando che il malore è sopraggiunto subito dopo l’uso dello strumento.
