L’autopsia sul giovane morto nello yacht a Olbia.
L’ipotesi di una morte provocata da esalazioni nocive sta orientando, in queste ore, il lavoro degli investigatori impegnati a far luce sul decesso di Giovanni Marchionni, 20enne di Napoli, trovato privo di vita nella cabina di uno yacht ormeggiato alla Marina di Portisco, a Olbia. Il giovane sarebbe spirato nella notte tra giovedì e venerdì, in circostanze ancora avvolte dall’incertezza, e la vicenda è ora al centro di un’inchiesta aperta dalla Procura di Tempio.
Il fascicolo, affidato al pubblico ministero Milena Aucone, non vede al momento alcun indagato. Nella giornata di ieri il magistrato ha incaricato il medico legale Francesco Serra di eseguire l’autopsia, prevista per mercoledì a Sassari. I primi riscontri clinici lasciano ipotizzare che la tragedia possa essere stata causata da vapori sprigionatisi da un wc chimico o dalle batterie collocate nello scafo, che avrebbero saturato l’aria nella cabina mentre il ragazzo dormiva, impedendogli di salvarsi.
Le indagini, condotte dalla Polizia del Commissariato di Olbia, si stanno concentrando anche sulle ragioni della presenza di Marchionni a bordo dell’imbarcazione, ora sotto sequestro. Operaio in un cantiere navale di Licola, in provincia di Napoli, il giovane si era imbarcato su quello yacht giunto a Olbia per trascorrere, secondo alcune ricostruzioni, alcune settimane con la famiglia dell’armatore, ma è morto. Gli inquirenti intendono stabilire se fosse realmente ospite dei proprietari, come sostenuto da diversi testimoni, o se vi si trovasse per altri motivi.
Al momento è in corso l’analisi dei telefoni cellulari delle persone coinvolte, compreso quello della vittima, che, stando a quanto riferito da più fonti, la notte della tragedia sarebbe stata l’unica persona a bordo. Ieri i familiari del 20enne hanno raggiunto la Sardegna, assistiti dagli avvocati, che hanno già nominato un consulente di parte per l’esame autoptico.
