Le navi romane di Olbia restano all’aperto nell’area dell’ex Artiglieria

Le navi romane conservate al Museo di OlbiaLe navi romane conservate al Museo di Olbia

Lo stato di conservazione delle navi romane di Olbia a Santa Cecilia.

Nell’area dell’ex Artiglieria di Santa Cecilia, a Olbia, tra la vegetazione e le strutture dismesse restano ancora all’aperto le casse che custodiscono gran parte delle navi romane di Olbia, uno dei patrimoni archeologici più rilevanti mai rinvenuti in ambito portuale.

I relitti provengono dagli scavi effettuati tra il 1999 e il 2001 durante i lavori per la realizzazione del tunnel cittadino. In quell’occasione emersero 24 imbarcazioni di epoca romana e medievale, considerate un unicum a livello internazionale. A distanza di anni, tuttavia, non è ancora stata individuata una sistemazione definitiva e adeguata per la maggior parte delle navi romane di Olbia.

Le casse all’esterno e i rischi per i relitti archeologici

Attualmente ventidue casse risultano collocate all’esterno, molte tra le sterpaglie. Alcune non presentano più nemmeno i teli di protezione. Le condizioni ambientali, tra freddo invernale e caldo estivo, pongono seri interrogativi sullo stato di conservazione dei legni antichi.

In origine i relitti erano custoditi all’interno di un capannone dell’ex Artiglieria. Nel 2020 la Soprintendenza decise di spostare le casse all’esterno per consentire interventi di ristrutturazione della struttura. I lavori, però, si sono arrestati e le navi sono rimaste esposte per anni, in un’area inizialmente accessibile e solo in seguito delimitata dal Comune.

Le navi romane di Olbia tra museo e prospettive future

Tre delle imbarcazioni rinvenute sono già esposte al museo archeologico di Olbia. Due appartengono all’epoca romana e una al periodo medievale. Questi relitti beneficiano di un sistema di conservazione controllato, con umidità e temperatura costanti, e sono stati recentemente restaurati.

Come scrive La Nuova Sardegna, per le restanti navi romane di Olbia, invece, il futuro resta incerto. La Soprintendenza ha spiegato che le vecchie casse sono state sostituite con contenitori in vetroresina e che i legni sono stati coperti con nuovi teli protettivi. Restano però da reperire i fondi necessari per completare i lavori nel capannone e garantire una conservazione stabile.

L’obiettivo dichiarato è il recupero e l’esposizione dei relitti nel museo cittadino, all’interno del percorso di valorizzazione che punta all’accreditamento della struttura di Isola Peddone nei circuiti museali regionali e nazionali.

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