Parrucchieri dopo il coronavirus: cosa potrebbe cambiare in Sardegna

Come potrebbero cambiare i saloni.

Quello della bellezza è stato tra i settori più colpiti dal coronavirus. Ma come cambierà l’esperienza dal parrucchiere? Come ci garantiremo un appuntamento in sicurezza dall’estetista?

A queste e ad altre domande ha provato a dare una risposta Uala, sito e applicazione leader dedicato al mondo beauty e wellness, che ha intervistato oltre 3.000 utenti in Italia e ha confrontato le risposte con quelle di più di 250 gestori di saloni, nonché di una selezione di top manager delle principali aziende beauty, provando a tracciare i confini della realtà con cui dovremo convivere a breve.

Nuovi e-commerce per i prodotti preferiti.

Una cosa è certa: il coronavirus non ha fermato il desiderio di bellezza. Dal sondaggio emerge infatti che l’84% degli italiani anche durante la quarantena si è preso cura di sé. Tra coloro che non hanno rinunciato a volersi bene il 29% lo ha fatto acquistando prodotti professionali Ecco allora che nella fase due e a seguire probabilmente molti utenti potranno acquistare i loro prodotti preferiti direttamente dall’e-commerce del salone. Un dato che potrebbe far valitare ai saloni di presidiare anche questo ambito e di recuperare così parte del fatturato.

Verso la booking economy e le prenotazioni.

Nella nuova normalità saranno ancora vietati assembramenti di persone. Non succederà più di condividere il salone con altre dieci persone in attesa per la piega, il lavaggio dei capelli non avverrà più su una poltroncina fianco a fianco con un altro cliente, impensabile usufruire di servizi estetici nella stessa cabina. In questo nuovo scenario l’unico modo per assicurarsi un appuntamento sarà la prenotazione, online o per telefono.

Dal parrucchiere anche la sera.

Parola d’ordine: flessibilità. In una nuova quotidianità in cui saranno indubbiamente meno i clienti serviti ogni ora, sarà imprescindibile uno sforzo da parte dei centri di bellezza nel dilatare gli orari di apertura. La gestione delle prenotazioni e la capacità dei saloni di riorganizzarsi e ridistribuire il flusso di clienti lungo fasce più ampie della giornata o in giorni della settimana meno affollati, costituirà un elemento determinante per superare la crisi. Quanto alle preferenze degli utenti, in uno scenario di maggiore flessibilità richiesta anche a questi ultimi, è chiara la preferenza delle fasce orarie serali rispetto a quelle mattutine.

Nuove politiche di prezzo.

La piega costerà di più? Forse, soprattutto se ci si vorrà assicurare uno degli appuntamenti più ambiti, il venerdì o il sabato. Il 9% dei saloni ha dichiarato di essere pronto a rivedere al rialzo il proprio listino, ma monetizzare in base agli slot più richiesti non sarà così semplice: se nel 40% dei casi gli utenti intervistati, pur di garantirsi un posto in salone, si dichiarano disponibili ad accettare nuove disponibilità di orario, solo il 4% si dice disposto ad accettare un piccolo sovrapprezzo per garantirsi un posto nelle fasce orarie preferite. Promozioni a cui gli utenti si dimostrano sensibili: più di 1 su 3 (35%) dichiara che sarebbe felice di acquistare e pagare in anticipo pacchetti o abbonamenti con sconti interessanti per aiutare i saloni di bellezza sul fronte della liquidità, garantendosi in anticipo trattamenti a prezzi scontati.

Far squadra per sopravvivere.

Prima del coronavirus in Italia c’erano, a fronte di circa 60 milioni di abitanti, 95.000 centri di bellezza. Uno scenario possibile per il mondo beauty potrebbe ricalcare le orme le orme di quanto già avvenuto in altre esperienze, come quella del coworking. I saloni potrebbero infatti decidere di condividere spazi più grandi, mettendo a disposizione team più numerosi e capaci di coprire fasce orarie più ampie. Questo anche per far fronte all’inevitabile crollo del fatturato causato dalla quarantena: il 58% dei saloni ritiene che per tornare a livelli di fatturato precedenti alla crisi sanitaria saranno necessari più di 4 mesi dalla fine del lockdown. Inoltre, il 9% dei titolari intervistati sostiene di aver già dovuto ridurre il personale e un ulteriore 18% sta pensando di farlo. Insomma, riservare il trattamento in un ampio spazio, in cui turnano più professionisti, potrebbe diventare la prassi.

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