Inps chiede indietro 33mila euro a invalido di Arzachena, tribunale annulla il debito

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La vicenda sulla pensione di invalidità a Arzachena.

Un lungo contenzioso previdenziale si è concluso con un esito favorevole per un cittadino di Arzachena titolare di pensione di invalidità, chiamato dall’Inps a restituire una somma superiore a 33 mila euro. La richiesta dell’ente previdenziale faceva riferimento a prestazioni considerate non più dovute. In quanto il pensionato nel 2013 non avrebbe svolto una visita per la conferma dell’invalidià.

Il pensionato, cui era stata riconosciuta un’invalidità civile totale, aveva continuato a percepire regolarmente l’assegno nel corso degli anni. Solo nel 2023 l’Inps aveva avviato le procedure per il recupero delle somme fin dal 2014, sostenendo che il beneficiario avrebbe dovuto chiedere di essere sottoposto alla visita.

Il chiarimento sul ruolo dell’Inps.

Nel corso del giudizio è emerso un elemento determinante: il pensionato non aveva mai ricevuto una convocazione ufficiale per la revisione sanitaria. La documentazione prodotta ha evidenziato che l’ente previdenziale non aveva attivato le procedure previste dalla normativa per verificare l’eventuale permanenza dei requisiti.

Il Tribunale del lavoro ha quindi esaminato la vicenda sotto il profilo procedurale, chiarendo che l’obbligo di convocare il beneficiario per le visite di controllo grava sull’Inps. In assenza di una comunicazione formale, non può essere attribuita al cittadino alcuna responsabilità per aver continuato a percepire la prestazione.

La decisione del giudice.

Come scrive La Nuova Sardegna, il giudice ha inoltre riconosciuto la buona fede del pensionato. Che non ha mai omesso informazioni né posto in essere comportamenti idonei a ottenere indebitamente il beneficio. La richiesta di restituzione delle somme è stata quindi ritenuta illegittima, poiché fondata su un presupposto non imputabile al percettore della pensione.

La pronuncia assume rilevanza anche sotto il profilo generale, perché ribadisce il principio secondo cui eventuali carenze nelle attività di controllo non possono ricadere sul cittadino, soprattutto in presenza di situazioni di invalidità stabilizzate nel tempo.

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