Il caso di Chrysalis Bay a Porto Cervo.
Un’operazione della guardia di finanza al Chrysalis Bay di Porto Cervo ha rivelato un’attività turistico-ricettiva abusiva. Dal 2018 al 2024, la struttura, nota sulla piattaforme di prenotazione online, ha generato un giro d’affari in nero di 12,5 milioni di euro. La struttura, che risulta ancora sui siti online. La struttura si è difesa ritenendosi vittima di una campagna denigratoria, basata solo sui verbali della Guardia di Finanza.
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La difesa.
La difesa sostiene che il condominio non è un albergo e che, non essendo un ente privato, non è tenuto a bilanci fiscali, pagamenti IVA o dichiarazioni dei redditi. Gli avvocati affermano di non aver ricevuto alcun avviso di conclusione delle indagini preliminari, sottolineando che l’inchiesta è ancora nella sua fase iniziale e che il condominio è vittima di una “campagna denigratoria”. La memoria difensiva descrive il condominio come una struttura esistente da oltre 50 anni con 103 appartamenti regolarmente accatastati, di proprietà di circa 832 multiproprietari. Il condominio ha smentito le accuse, negando che gli spazi siano registrati come magazzini o che le camere siano sovraffollate.
Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, la difesa precisa che il condominio paga regolarmente l’IMU, versando oltre 81.000 euro all’anno, e che assolve agli obblighi di sostituto d’imposta per i propri dipendenti. Infine, in relazione ai presunti abusi edilizi, gli avvocati ricordano che il Comune di Arzachena aveva già annullato in autotutela un’ordinanza di demolizione della struttura.
Le indagini.
Le fiamme gialle di Olbia, guidate dal capitano Carlo Sebastia, hanno scoperto che il residence affittava camere che erano regolarmente registrate al catasto come magazzini e non come abitazioni. Durante il blitz, sono stati sequestrati anche tre appartamenti. I proprietari sono ora indagati per abusivismo edilizio e evasione fiscale.
I finanzieri hanno ricostruito il giro d’affari grazie a un “voluminoso” fascicolo di documenti, tra cui registri di incassi, pagamenti e presenze, scoprendo un’organizzazione complessa che funzionava come un albergo senza le necessarie autorizzazioni. Oltre alla mancata dichiarazione dei redditi, è emerso che la struttura non aveva nemmeno i certificati antincendio obbligatori.
Recensioni negative.
Le indagini della Procura di Tempio, che ha aperto un fascicolo, si sono basate anche sulle testimonianze dei clienti e sulle recensioni negative trovate online. Molti turisti hanno lamentato la scarsa qualità del servizio, descrivendo camere fatiscenti, sporche, prive di aria condizionata e con bagni rotti. Alcuni commenti parlano di “cimici” e di promesse di rimborsi mai mantenute. Le foto sul sito, secondo i clienti, non corrisponderebbero alla realtà, e il personale sarebbe stato spesso non disponibile o assente.
Nonostante l’organizzazione complessa, con un “vero e proprio staff” e un direttore, l’attività era totalmente in nero. I proprietari si difendono parlando di una “discrepanza”, mentre il loro avvocato, Marco Zizi, ha dichiarato che i suoi clienti sono “sereni”. L’Agenzia delle entrate ha stimato che le imposte evase ammontano a circa 4 milioni di euro.
