Nella Gallura del tutto esaurito in tremila prendono il reddito di cittadinanza

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I dati dell’Inps sulla Gallura e la Sardegna.

In Gallura, come in Sardegna, non diminuiscono le famiglie in difficoltà. A rivelare questo stato di necessità anche il numero dei percettori del Reddito di Cittadinanza, che svela il numero di quelle famiglie (o individuali) che, a causa del loro stato di disoccupazione, prendono il sussidio.

Numeri che nonostante la stagione non accennano a diminuire. Infatti, in Gallura, sono 3mila i nuclei che necessitano del RDC e della Pensione di Cittadinanza. Considerando le persone coinvolte, sono 5.012, solo nel mese di luglio 2022.

Ad avere i dati più alti è la provincia di Cagliari, con 14342 famiglie che percepiscono il Reddito di Cittadinanza, che diventano 15.725, se si tengono presenti anche i nuclei in età pensionabile. La Gallura è infatti quinta “provincia” in Sardegna per numero di beneficiari, con un importo mensile medio di 496,25 euro. A ridurre la domanda dei beneficiari è il mercato del lavoro, che nel territorio è più fertile, soprattutto durante i mesi estivi.

Tuttavia, le condizioni di lavoro non migliorano la situazione economica delle famiglie galluresi. “Il lavoro stagionale è diventato purtroppo un settore poco attrattivo – dice Cristiano Ardau, segretario Generale della UILTuCS Sardegna -. Manca un incontro tra domanda e offerta, ma il RDC non c’entra. Spesso e, soprattutto negli ultimi anni, ai lavoratori si chiedono carichi di lavoro importanti, retribuzioni basse e altre situazioni note. Spesso, per questo motivo, tantissimi vanno a cercare altri settori, dove si garantisce almeno un’occupazione più duratura rispetto alla stagione. Lo abbiamo visto soprattutto lo scorso anno, quando i lavoratori spesso rifiutavano contratti rinnovati di mese in mese dai datori di lavoro, per tutelarsi da possibili chiusure in un clima di incertezza dovuta al covid. In questa situazione, il Reddito di cittadinanza, che è nata per il sostegno delle fasce più povere, è sicuramente meritevole di giudizio positivo, ma bisognerebbe ripensare a politiche attive sul lavoro”.

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