Tra le richieste anche scambio di foto di mogli dalla Sardegna.
Un nuovo caso di revenge porn online, non è passato inosservato, ma ha scatenato una tempesta mediatica e un vespaio di polemiche. In un gruppo sui social sarebbero state pubblicate, a loro insaputa, foto di alcune donne da parte dei mariti. Secondo le segnalazioni, alcuni uomini avrebbero condiviso immagini delle proprie mogli, anche mentre dormivano, vantandosi del fatto che non ne fossero al corrente. La denuncia arriva da associazioni contro la violenza di genere, tra cui “Potevo essere io”, che da mesi raccoglie testimonianze di vittime di abusi.
Tra le presunte vittime del gruppo Facebook “Mia Moglie”, che conta oltre 31mila iscritti, ci sarebbero anche donne del Nord Sardegna. Alcuni membri, infatti, avrebbero chiesto ripetutamente di scambiare materiale che ritrae donne dell’Isola. Anche tra gli iscritti ci sono numerosi utenti delle province di Olbia e Sassari. La vicenda è esplosa nelle ultime ore, quando una donna ha scoperto l’esistenza del gruppo e si sarebbe rivolta alla polizia postale. Non è chiaro se si tratti di una delle vittime, ma sembra che alcune si siano riconosciute nelle foto condivise senza consenso, molte delle quali mostrano i loro volti.
Una ragazza ha dichiarato però che la polizia non può fare niente. “Ho sentito la postale, non sono denunciabili perché non essendo piattaforme italiane la polizia non può fare nulla – ha detto -. Le persone fotografate possono richiedere la rimozione e basta. Il poliziotto mi ha detto di fare segnalazioni massive a Facebook e ha detto di far attenzione alle parole che usiamo. Ha detto che se vogliamo possiamo far screenshot della pagina chiedendo di rimuovere, ma senza nomi visibili e soprattutto senza insulti di alcun genere, altrimenti il reato lo commettiamo noi“.
Pioggia di segnalazioni e fuga dal gruppo.
Migliaia di persone hanno preso di mira il gruppo, con segnalazioni e post, ma sono state attaccate dai membri del gruppo. Alcune donne, che hanno mostrato il loro disappunto, informandoli che non è lecito, sono state insultate e minacciate di subire una gogna mediatica, con frasi come: “postiamo tutti i tuoi contenuti“, mentre un altro ha rimproverato una donna perché “nel suo profilo è nuda”. E ancora: “È pieno di siti cosi, fattene una ragione, dobbiamo denunciare tutti?.” E di nuovo: “Ma dove vivete? Basta andare al mare e si vede di tutto e poi sono patetiche quelle persone che fanno i moralisti e poi vanno o mandano le mogli da ginecologi uomini. Lì va tutto bene, si sentono rispettate“. Altri, invece, appena saputo della vicenda, stanno abbandonando in massa il gruppo, che in poche ore ha perso più di mille iscritti. Altri hanno informato l’intenzione di organizzarsi con altri gruppi nascosti o Telegram, per scambiarsi il materiale non consensuale delle loro mogli.
Insulti alle mogli ignare.
Il gruppo, frequentato anche da scambisti, avrebbe diversi contenuti postati all’insaputa delle mogli, postati anche per vendetta. Tante le ammissioni, come nel post dove compare anche il volto della vittima: “Mia moglie non ama essere fotografata, poi ho trovato questa foto nel telefono. Mi domando per chi fosse“. La donna avrebbe ricevuto anche insulti dai frequentatori del gruppo: “È pur vero che la donna non conosce la lealtà, poi magari lui la mantiene e sono brave a fare le vittime. La cosa più infamante è dire che è stata picchiata e magari non è nemmeno vero“.
E ancora: “Stupido sposarsi e fare figli, in caso di separazione, l’uomo lo piglia sempre nel culo, le donne sono tutte zoccole“.Nel gruppo, dunque, si nasconde un vero e proprio risentimento verso le donne, alcune foto potrebbero essere state scattate all’insaputa di estranee e di parenti in spiaggia e postate sui social.
Il fenomeno del revenge porn.
Un fenomeno molto simile a quello delle spycam in Corea del Sud, che convive con quello del revenge porn, un’altra forma di ”femminicidio digitale” purtroppo molto diffusa in Italia. Una situazione che sta preoccupando non poche donne, anche nel Nord Sardegna, che temono di vedere le proprie foto private postate in rete e di essere vittime di scherno.
