La rabbia dei sindaci della Gallura contro il decreto del governo: “Così saltiamo per aria”

Le critiche dei sindaci galluresi.

I sindaci della Gallura sono coesi nelle dure critiche al premier Giuseppe Conte e al suo DPCM di domenica 26 aprile per introdurre la così detta Fase 2 dell’emergenza coronavirus. Dure critiche arrivano al governo dal sindaco di Olbia Settimo Nizzi che sostiene che “le regioni non possono essere trattate tutte allo stesso modo” e chiede al governatore Christian Solinas che “nei tavoli Stato – Regione prema per una diversificazione tra territori in base alla condizione sanitaria”.

“Chiedo con forza al governatore Solinas di avere fiducia nei sindaci e di darci la possibilità di forzare un po’ la mano“, afferma Nizzi. Poi la dura critica al divieto di spostamento all’interno della stessa Sardegna: “Voglio essere libero di muovermi all’interno della regione, senza restrizioni e senza app”.

Nizzi prosegue manifestando il suo disappunto anche per le riaperture proposte. “Tengono chiusi i negozi, ma aprono le industrie manifatturiere. A chi li vendono i beni che producono? – domanda Nizzi –. C’è chi parla addirittura di disobbedienza civile, ma le norme vanno rispettate, altrimenti è veramente il caos”.

La questione economica preoccupa il primo cittadino olbiese: “Questo porta lo Stato italiano in condizione di morte sicura e la Sardegna ancor di più. Siamo sopraffatti dalle esigenze dei cittadini che noi sindaci non riusciamo a soddisfare. Conte doveva dare risposte specifiche e non generali ed uguali per tutti”.

Dure critiche anche da Francesco Lai sindaco di Loiri Porto San Paolo. Il punto focale è ancora uno: “Ci aspettavamo una maggiore differenziazione tra le regioni. Nessuno si aspettava un liberi tutti, ma comunque delle riaperture più significative soprattutto nel nostro territorio dove i casi sono minimi”. Anche l’attenzione di Lai è verso il grave problema economico che si prospetta: “C’è bisogno di risposte per le attività turistiche che rimarranno chiuse. Speriamo che ci sia una presa di coscienza e si attuino adeguate misure economiche di sostegno alle imprese, altrimenti sarà la rovina degli imprenditori e del territorio”

Per Emiliano Deiana, sindaco di Bortigiadas e presidente di ANCI Sardegna, punta sulla “differenziazione”. “Rispetto ad alcune libertà individuali si poteva fare di più e di meglio – sostiene Deiana -. Si poteva fare di più utilizzando l’ambiente naturale di cui disponiamo: uscite in campagna, attività all’aria aperta, vero distanziamento sociale. Si poteva fare di più per i bambini, gli adolescenti e i giovani, categorie dimenticate“.

Anche Deiana manifesta la sua preoccupazione per la questione economica e chiede chiarimenti “sugli aiuti alle attività economiche che rimarranno chiuse per DPCM o che riapriranno a scaglioni” E la domanda gli sorge spontanea: “Il decreto aprile esiste? Se esiste cosa prevede?“.

L’ultimo affondo è sul controllo della curva dei contagi: “Esiste un piano per gli screening, un metodo chiaro per i tamponi, un monitoraggio dei decessi non fatto da dati poco rappresentativi dall’Istat, un cazzo di cordone sanitario intorno agli ospedali e alle case di cura?” La conclusione è drammatica per il sindaco di Bortigiadas: “Si rischia di saltare per aria“.

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