Le indagini sulla morte dello skipper a Portisco.
Bisognerà attendere ancora per chiarire le cause della morte di Giovanni Marchionni, lo skipper di 21 anni, originario di Bacoli, trovato senza vita l’8 agosto a bordo di un motoscafo di lusso ormeggiato nella marina di Portisco. La vicenda ha scosso l’ambiente e continua a sollevare interrogativi, mentre gli accertamenti procedono senza una risposta definitiva.
Il giovane lavorava come marinaio a bordo di un’imbarcazione di 17 metri quando, nella tarda mattinata, viene rinvenuto privo di sensi nella cabina di prua. I proprietari danno subito l’allarme. Sul posto arrivano i soccorsi del 118, la polizia e i vigili del fuoco. Il medico constata il decesso ed esclude fin da subito segni evidenti di violenza sul corpo.
La Procura apre un fascicolo per omicidio colposo a carico di ignoti e dispone una serie di accertamenti tecnici e medico-legali per ricostruire quanto accaduto allo skipper a Portisco.
Gli accertamenti sullo yacht e sul corpo.
Nei giorni successivi vengono eseguite verifiche approfondite sull’imbarcazione. I consulenti incaricati controllano più volte il funzionamento delle batterie e degli impianti di bordo. Le analisi escludono la presenza di monossido di carbonio e segnalano solo tracce di acido solfidrico sotto i limiti di soglia.
Parallelamente, l’autopsia chiarisce alcuni punti. Gli esami già completati escludono che la morte sia legata all’assunzione di sostanze stupefacenti o a un’intossicazione da psicofarmaci. Restano però da valutare gli esiti degli esami tossicologici più approfonditi, mirati a verificare una possibile inalazione di acido solfidrico, gas altamente tossico che potrebbe essersi sprigionato dalle batterie.
Attesa per i risultati definitivi.
Per completare il quadro, il medico legale chiede una proroga per il deposito della relazione autoptica. I campioni vengono inviati a un laboratorio specializzato, con risultati attesi entro la fine di gennaio. Solo allora sarà possibile capire se il gas possa aver avuto un ruolo nella morte dello skipper Portisco.
Nel frattempo lo yacht resta sotto sequestro nella marina di Portisco, dopo il rigetto della richiesta di dissequestro. L’imbarcazione rimane a disposizione degli inquirenti per eventuali ulteriori controlli.
Una vicenda ancora senza risposte.
A distanza di mesi dal ritrovamento, la famiglia del giovane attende chiarimenti, mentre gli investigatori proseguono con prudenza. Gli elementi raccolti finora non consentono di indicare una causa certa del decesso né di individuare responsabilità.
Come scrive La Nuova Sardegna, al momento non risultano persone indagate e il procedimento per omicidio colposo a carico di ignoti resta aperto, in attesa degli esiti conclusivi degli esami tossicologici che potrebbero fare luce sulla morte dello skipper a Portisco.
