Il no di Adiconsum al numero chiuso a pagamento
È forte la contrarietà di Adiconsum verso l’adozione del numero chiuso nelle spiagge con il pagamento di una tariffa di accesso. Ad esprimerla è Giorgio Vargiu, presidente regionale dell’associazione a difesa dei consumatori. “Il numero chiuso a pagamento nelle spiagge – spiega il presidente – va a ledere uno dei diritti più importanti, quello che hanno le persone di godere liberamente del mare”.
Tuttavia, anche giustificandola con la necessità di tutelare l’ambiente, questa misura non è comunque convincente: “Innanzitutto – continua il presidente Vargiu – la decisione non può essere solo politica. Se è vero che l’obiettivo è la protezione ambientale, è necessario che questo venga suffragato da studi scientifici. In secondo luogo, non è giusto che il costo di questa tutela pesi sul singolo consumatore, ma deve ricadere su tutta la collettività. Per proteggere l’ambiente, cioè, i Comuni dovrebbero attingere alla fiscalità generale. La tutela dell’ambiente costiero e marino è fondamentale, e, qualora sia necessario un contingentamento, l’accesso alle spiagge deve comunque rimanere gratuito”. Passi, dunque, il contrasto all’overtourism attraverso la redistribuzione del carico antropico sul territorio, ma con le giuste motivazioni e senza creare uno svantaggio al singolo.
“Il residente non erode le spiagge?”
A farne le spese, letteralmente, sono soprattutto i turisti. A differenza dei residenti, infatti, essi sono costretti a pagare il proprio posto in spiaggia, con l’amara consolazione che in questo modo contribuiranno alla salvaguardia del lido: “Come dimostrato da recenti studi scientifici, infatti – ironizza il presidente – il residente le spiagge non le erode”. Al di là della battuta, la questione è seria: “La Sardegna è diventata carissima. Non è giusto mungere il turista, che deve affrontare costi molto elevati anche solo per raggiungere l’isola. In questo modo, si vede ridurre ulteriormente e inutilmente il budget a disposizione, che potrebbe utilizzare per ristoranti, esperienze, attrazioni”. Il presidente si dice fortemente contrario anche nei confronti dell’altro metodo che i Comuni usano per “battere cassa”: “I parcheggi a pagamento sono il primo virus che si è diffuso. Oltre ad avere costi a volte elevati, molto spesso si trovano in aree terrose, senza nemmeno la garanzia di un controllo. Ma soprattutto, il consumatore, in cambio, non ottiene nessun tipo di servizio o di miglioramento generale della propria esperienza”.
