Storie di donne, un confronto a Olbia
A Olbia le storie di donne che raccontano il loro viaggio, donne che hanno attraversato confini, non solo geografici ma anche culturali. Per costruire una nuova vita in Italia. Storie di forza e di integrazione si sono intrecciate in un dialogo emozionante, tenutosi a Olbia presso il Centro Commerciale Terranova durante la manifestazione “L’8Donna: L’arte di essere Donna”. In questo spazio aperto, voci provenienti da diverse parti del mondo hanno condiviso le loro esperienze.
- LEGGI ANCHE: L’8Donna, due appuntamenti in pochi giorni a Olbia
Patrizia Desole, presidente di Prospettiva Donna, ha aperto l’incontro con una riflessione sugli stereotipi. “In ogni posto ci sono pregiudizi – ha detto – ma dobbiamo imparare a comprendere che il mondo è uno solo”, un invito a superare le barriere della diffidenza, a riconoscere l’umanità comune che ci unisce tutti. Le storie delle donne protagoniste dell’incontro hanno dato corpo e voce a questo messaggio. Liliana dalla Colombia, Blerta dall’Albania, Sharon dal Perù, Maria dall’Iran e Nivia da Cuba. Hanno raccontato il loro percorso, fatto di sfide, incontri e scoperte, un cammino che ha intrecciato culture e tradizioni, portando con sé ricordi e radici, ma anche nuove appartenenze e nuove speranze.
Il racconto dei viaggi
C’è chi, arrivata giovanissima in Italia, ha trovato un equilibrio tra la cultura d’origine e quella del paese d’accoglienza, chi ha scelto la cucina come ponte transculturale, creando una fusione di sapori e tradizioni, chi ha combattuto contro i pregiudizi di un matrimonio misto, chi ha dovuto lottare per mantenere viva in famiglia la memoria delle proprie radici.
E poi c’è Francesca Ena insegnante volontaria del Labint, un’organizzazione di volontariato che favorisce l’integrazione degli stranieri attraverso l’insegnamento della lingua italiana. La sua testimonianza racchiude il cuore pulsante di questa serata: l’incontro tra culture non è mai a senso unico, ma un arricchimento reciproco, una fusione di mondi che genera comprensione e crescita.
Durante la serata, Francesca ha condiviso un episodio significativo della sua giovinezza. Ricordava un giovane iraniano e sua sorella, entrambi rifugiati politici in fuga dopo la rivoluzione di Khomeini, che avevano pianto per giorni quando era stata loro assegnata come destinazione la Sardegna. “Avevano sentito dire che qui le donne giravano velate”, ha raccontato, sottolineando come anche loro, pur provenendo da un contesto segnato da rigide norme sociali, fossero vittime di pregiudizi errati su una terra che ancora non conoscevano.
Questo aneddoto ci rende consapevoli dei pregiudizi radicati nella società. Tuttavia, l’importante è non lasciare che diventino barriere insormontabili o cause di esclusione. La transculturalità non è un concetto astratto ma un’opportunità enorme.
Lo strumento più potente per superare i pregiudizi è guardare gli altri con occhi nuovi, sfidando le nostre certezze superficiali. E come dice Francesca Ena, “dobbiamo renderci conto che i pregiudizi esistono, ne siamo tutti portatori sani. Ma l’importante – e qui sta il cuore di tutto – è non ammalarsi!”
