La pista della bomba sulla Moby Prince.
A oltre 35 anni dalla tragedia del Moby Prince, restano aperti gli interrogativi sulle cause della collisione con la petroliera Agip Abruzzo, avvenuta al largo di Livorno il 10 aprile 1991 e costata la vita a 140 persone, tra cui 26 cittadini sardi. Durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta, l’armatore Vincenzo Onorato ha contestato la ricostruzione che attribuisce il disastro alla nebbia e a un errore umano. Secondo la sua interpretazione, l’incidente potrebbe essere stato determinato da fattori esterni, che avrebbero costretto il traghetto a una manovra improvvisa.
Onorato ha difeso la professionalità del comandante Ugo Chessa, sostenendo che la sua esperienza renda necessario approfondire ulteriormente la dinamica dello scontro. Nel corso dell’audizione ha inoltre riproposto l’ipotesi di un’esplosione a bordo, forse provocata da un ordigno collocato nella parte anteriore della nave, che avrebbe potuto innescare una situazione di emergenza sul ponte di comando. Tra gli elementi richiamati anche la possibile presenza di una terza imbarcazione nella rada di Livorno, forse una bettolina, che avrebbe potuto interferire con la rotta del traghetto. L’armatore ha sollevato dubbi anche sulle prime ricostruzioni diffuse dopo il disastro e sulle responsabilità attribuite all’equipaggio.
