Quattro tonnellate di sabbia e conchiglie rubati tornano in Gallura

La sabbia rubata in Gallura era stata sequestrata ai turisti all’aeroporto di Olbia.

Quattro tonnellate di sabbia e conchiglie rubate in due anni dai turisti dalle spiagge della Gallura tornano nel mare. Questo ingente quantitativo di materiale, sottratto illegalmente dai litorali dell’isola come souvenir, è stato recuperato grazie ai controlli effettuati presso l’aeroporto di Olbia e recentemente ricollocato a Cala Tramontana, nell’Area marina protetta di Tavolara.

Negli ultimi due anni sono state sequestrate quattro tonnellate di sabbia, pietre, rocce e conchiglie ai turisti in partenza dalla Sardegna, portando il totale a circa venti tonnellate nei sei anni di vita dell’iniziativa Riportami al mare. La sesta edizione del progetto è stata illustrata oggi a Olbia dai vertici dell’Area marina e della società di gestione aeroportuale Geasar.

L’iniziativa.

L’iniziativa nasce da una stretta sinergia che coinvolge la Regione, l’Enac, il Corpo forestale e diverse forze di controllo. Il materiale sequestrato, vitale per l’equilibrio costiero, viene analizzato da un geologo che ne studia la composizione e ne stabilisce la provenienza originaria, così da individuare il sito di destinazione più compatibile dal punto di vista ambientale. Il presidente dell’Area marina e sindaco di Loiri Porto San Paolo, Francesco Lai, ha evidenziato nell’incontro come questa classificazione permetta di reinserire i sedimenti esclusivamente nei luoghi che presentano le medesime caratteristiche naturali.

Oltre all’attività di sequestro ai varchi d’imbarco operata da Geasar in collaborazione con istituti di vigilanza e autorità portuali, il progetto punta con decisione sulla comunicazione e sull’educazione ambientale, spiegando ai viaggiatori l’importanza di non alterare gli ecosistemi. Il direttore dell’Area protetta, Leonardo Lutzoni, si è detto orgoglioso di questa collaborazione istituzionale e ha anticipato la volontà di estendere la sperimentazione del modello anche ad altri porti e scali aeroportuali della regione per salvaguardare in modo ancora più diffuso il patrimonio naturale sardo.

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