Un caso di violenza sessuale su minori nell’hinterland di Olbia.
Sua madre sapeva da anni che il padre l’aveva ridotta a una schiava sessuale, abusando di lei da quando di anni ne aveva soltanto nove e impedendole anche di uscire di casa e avere un telefonino. Una storia dai contorni torbidi avvenuta in un paese dell’hinterland di Olbia, che si è conclusa con una condanna per entrambi i genitori.
LEGGI ANCHE: La protesta transfemminista: “A Olbia c’è ancora violenza patriarcale”
Sette anni e sei mesi di carcere per il padre-padrone e tre anni e sei mesi per la mamma che non ha impedito al padre di violentarla ripetutamente. La sentenza è stata diventata definitiva oggi. Ciò ha portato a un ordine di carcerazione per entrambi, un 50enne e una 60enne di Olbia, che erano stati condannati nel 2023 e nel 2024 con le stesse pene, per violenza sessuale all’uomo e per concorso nel reato alla donna. Inoltre entrambi hanno perso la potestà genitoriale sulla giovane.
Stando a quanto riporta il quotidiano La Nuova Sardegna, è una vicenda orribile cominciata nel lontano 2008 nell’hinterland di Olbia. La bambina è stata costretta a subire continue aggressioni sessuali dal padre per quasi un decennio, tra le mura domestiche, dove veniva anche rinchiusa, in quanto il genitore-aguzzino le impediva di avere contatti telefonici e fisici con l’esterno, per esercitare maggiore controllo su di lei. La ragazzina, infatti, viveva di fatto ridotta in schiavitù.
La madre sapeva tutto e non ha fatto nulla per impedire che la ragazzina venisse abusata e maltrattata per tutti questi anni dal padre-padrone, fino al 2017. Fortunatamente la ragazzina dopo anni aveva trovato il coraggio di parlare con le insegnanti, facendo scattare le indagini per i genitori aguzzini. La giovane, che oggi ha 26 anni, si è costituita parte civile e, seguita dal centro antiviolenza Prospettiva Donna, è riuscita a conquistare piano piano la sua libertà. La difesa, invece, ha provato a impugnare la sentenza di condanna respingendo le accuse. L’istruttoria è stata riaperta in Corte d’Appello e il procuratore generale aveva chiesto di sentire la vittima in aula, che ha confermato il racconto fatto in incidente probatorio. Ciò ha portato a confermare la condanna e a dare giustizia alla giovane donna dall’infanzia rubata.
LEGGI ANCHE: Violenza contro le donne, ecco come denunciare a Olbia e Gallura
