Autotrasportatori preoccupati: da Olbia tariffe delle navi in aumento per i camion. Incontro in Regione

Rincari che peseranno particolarmente sulle PMI.

Il presidente di Confapi Sardegna, Mirko Murgia, e Sergio Cutuli consigliere delegato per l’area di Oristano hanno incontrato ieri a Cagliari l’assessore regionale ai Trasporti, Carlo Careddu. Tema al centro del confronto, l’analisi del settore dei trasporti nell’Isola. 

L’anno che si è appena chiuso ha infatti delineato per il comparto un andamento tra luci ed ombre come evidenziano i dati comunicati dalla Confapi nel corso dell’incontro. Positivo il rafforzamento dei trasporti da e per l’isola con l’inserimento nella flotta merci Tirrenia della nuova nave cargo dedicata ad aumentare la frequenza delle corse sulle tratte di collegamento prioritario da Olbia e Cagliari per Civitavecchia, mentre con la corsa supplementare della nave cargo Massimo Mura sulla tratta Cagliari – Napoli si è potenziato il volume di scambi commerciali tra gli scali della Sardegna e quelli del sud Italia.

La capacità di carico complessiva settimanale del vettore marittimo Tirrenia è quindi oggi di circa 162.500 metri lineari, equivalenti a 12.500 veicoli commerciali, e origina dall’incremento degli autocarri in circolazione sulle strade della Sardegna che nel biennio 2016 – 2017 è stato del 2,1% (da 129.210 a 131.912 unità) con particolare incidenza nel sud dell’Isola.

Agli investimenti sopra accennati, e che sottendono a strategie commerciali espansive, fa da contraltare l’aumento tariffario sul trasporto merci varato dal gruppo Onorato alla fine del 2018 che ha determinato l’incremento l’aumento dei prezzi sulle tratte dagli scali della Sardegna a quelli della Penisola e viceversa. Anche Tirrenia e Moby, dallo scorso 1 novembre, hanno applicato un considerevole incremento tariffario, in media di 150,00 euro + iva a tratta per singolo automezzo medio.

La politica generalizzata di rincaro delle tariffe, attuata dalle due principali compagnie di navigazione operanti in Sardegna, ha spinto la Confapi a richiedere l’incontro con l’assessore Careddu. L’aggravio di costi per l’autotrasporto si attesta oggi fra il 25% ed il 40% rispetto al 2018.  A seconda della tratta, la spesa è fino a 480/550 euro per un autoarticolato di 16 metri, mentre il costo medio per l’imbarco di un rimorchio passerà in media dagli attuali 340 a quasi 450 euro. Dal 1° gennaio 2019, anche il gruppo Grimaldi applica un aumento tariffario con un incremento medio di 84,37 euro + IVA.

Con riferimento alla situazione fin qui descritta, il presidente Mirko Murgia a nome della Confapi Sardegna ha espresso all’assessore Careddu “Una forte preoccupazione per le imprese sarde, soprattutto quelle medio-piccole operanti nel settore dell’autotrasporto, che non possono in alcun modo rinunciare a servirsi del trasporto marittimo e dovranno sostenere anche il probabile aumento tariffario del trasporto merci su strada”.

Il presidente Murgia ha sottolineato, infatti, come per le loro dimensioni le PMI abbiano di riflesso anche un minor potere contrattuale, e quindi di tutela, nei confronti delle società che in Sardegna detengono il monopolio del traffico commerciale. Pertanto Mirko Murgia ha sensibilizzato l’assessore regionale Careddu a “Maggiore attenzione da parte delle istituzioni competenti, e più in generale della politica, verso le istanze espresse dal comparto dell’autotrasporto”.

“Importante – ha ricordato Murgia – creare condizioni che assicurino la piena ed effettiva libera circolazione delle merci, senza aggravio di ulteriori costi per le PMI sarde già fortemente penalizzate in ragione dell’insularità”. I sovraccosti che da questa derivano, se non abbattuti da misure di compensazione, determinano per le imprese sarde disparità di trattamento, distorsione delle regole di mercato e concorrenza sleale contrari ai principi fondativi del Mercato Unico Europeo.

Confapi ritiene sia fondamentale la riforma dei regimi di aiuto nazionali e comunitari con l’obiettivo di abbattere i costi aggiuntivi che l’insularità determina; di permettere a tutte le regioni insulari della Ue di erogare aiuti al funzionamento alle imprese produttrici che esportano, in modo da compensare i maggiori costi sostenuti; escludere le regioni insulari dall’obbligo di notifica preliminare alla Ue degli aiuti di stato concessi anche limitatamente alla necessità di compensare obblighi di servizio pubblico legati ai collegamenti con le isole.

L’insularità per la Sardegna non dovrebbe rappresentare una condizione di svantaggio, come invece di fatto oggi è, costituendo un grave ostacolo alla libera circolazione delle persone e delle merci; un freno allo sviluppo del sistema produttivo sardo sempre meno competitivo rispetto a quello della Penisola.

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