Peste suina debellata in Sardegna, comincia il conto alla rovescia per il via libera all’export

Il pressing della Coldiretti

Dopo 42 anni di peste suina e 3.188 giorni di embargo (con divieto di vendita della carne suina e trasformati oltre i confini sardi) gli allevatori suinicoli sardi possono cominciare il countdown per ottenere dall’Unione Europea il via libera all’export.

Come ha detto 14 giorni fa il presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini davanti al ministro della Sanità Roberto Speranza: “la peste suina è superata”. Affermazioni confortate dai numeri: 23 mesi senza un focolaio e 16 mesi dagli ultimi casi positivi stanno a dimostrare (con tutte le ordinarie precauzioni del caso) che la Sardegna ce l’ha fatta e può finalmente guardare al futuro per ricostruire un comparto che negli anni si è sgretolato nei numeri, ma non nella qualità.

“Abbiamo diverse aziende – sottolinea il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – che in questi anni difficilissimi hanno creduto e investito nel settore. Sono dei baluardi e dei modelli di allevamento in biosicurezza e innovazione a livello europeo, di cui andiamo fieri. E’ da loro che occorre ripartire per ricostruire un settore che ci darà grosse soddisfazioni e una grande boccata di ossigeno per l’economia”.

La peste suina fu individuata per la prima volta nel Sud Sardegna nel 1978, giunta presumibilmente attraverso scarti alimentari arrivati nel porto di Cagliari o all’aeroporto militare di Decimomannu dalla Penisola Iberica e diffusasi poi nelle zone interne dell’isola con le transumanze.

42 anni di peste suina hanno polverizzato la suinicoltura sarda, che si declina in tantissime piccolissime (in termini di numeri di capi) aziende finalizzate all’autoconsumo. In base al numero di allevamenti, infatti, la Sardegna è la quarta regione italiana dopo la Lombardia, l’Emilia Romagna ed il Piemonte. Secondo le elaborazioni Coldiretti Sardegna sui dati dell’Anagrafe Nazionale Zootecnica, gli allevamenti di suini in Sardegna sono 14.598 per un totale di 180.908 capi (dati aggiornati al 30 giugno 2019) mentre i  cinghiali in allevamento sarebbero 1.129.

La maggior parte degli allevamenti costituiscono un’attività secondaria testimoniata anche dal fatto che circa il 70% di queste aziende alleva anche altre specie animali. Il 49% dei suini vengono allevati tra Cagliari e il Medio Campidano (86.292) dove le aziende hanno maggior consistenza di capi. Le province di Oristano e Sassari posseggono il maggior numero di allevamenti (5.711) mentre l’l’Asl di Sanluri ha la più alta densità di capi per chilometro quadrato (27,52. La seconda è Cagliari con 9,74).

“Abbiamo tutte le carte in regola per superare il muro della Sardegna e poter finalmente vendere la carne e i trasformati dei suini in Italia e nel mondo con grandi margini di crescita e ritorno economico ed occupazionale – afferma il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu -. Da parte nostra è quotidiano e costante il pressing a tutti i livelli, supportato dai numeri, dalla credibilità ottenuta con sacrifici e da allevamenti virtuosi che ci invidiano in tutta Europa. Ma è fondamentale il contributo di tutti, dai rappresentanti politici sardi (Regione e Parlamentari) e dello stesso ministro che 14 giorni fa a Roma ci ha rassicurato sul suo contributo in questa direzione”.

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