Vini rossi italiani: chi compare nella top 100?

L’enologia italiana è un universo meraviglioso, che vede nei vini rossi un trionfo di carattere e corposità che incanta al primo assaggio, restituendo suggestioni sensoriali che parlano di frutti zuccherini maturati al sole, di alimenti inebrianti come il cacao, del profumo del legno (giusto per citarne alcuni). In questa ampia globalità, può risultare, al primo impatto, complesso scegliere.

Per aiutarsi nella selezione, si può fare riferimento a fonti come la classifica stilata tutti gli anni dal magazine britannico Gentleman, che incrocia i dati di cinque tra le principali guide enogastronomiche italiane. Il risultato? Una top 100 che ha il suo perché da consultare nel momento in cui, per esempio, si ha intenzione di organizzare una cena romantica.

Il podio di questa classifica ci porta dritti in Toscana, una delle terre simbolo della tradizione enologica italiana, con il Bolgheri Sassicaia 2021, un rosso proveniente da vitigni di area DOC e frutto della preziosa sinergia tra le uve Cabernet Sauvignon e Cabernet Franc. Si tratta di una chicca la cui maturazione avviene in barrique omaggiando, come già accennato, una delle zone vinicole che rendono grande il nome dell’enologia italiana nel mondo.

Parla dialetto toscano anche il secondo posto della classifica, occupato dal Solaia del 2021, a quanto pare un’annata fortunata, dei Marchesi Antinori. Complessivamente, sono ben 43 le posizioni occupate da questa meravigliosa terra. 

La seconda Regione più rappresentata è invece il Piemonte, con 23 etichette. Le restanti posizioni sono suddivise fra le altre zone d’Italia, come per esempio il Trentino Alto Adige. Terra dalla tradizione enologica raffinata e multisfaccettata che ha conquistato il favore degli esperti con il San Leonardo 2019.

Questa magia dell’arte enologica, tra i vini rossi più ricercati dagli intenditori online e, non a caso presente, insieme con altri rossi di pregio, sul catalogo di un e-commerce verticale famoso come Tannico, unisce i vitigni Cabernet Sauvignon, Carmenère e Merlot.

Il processo di maturazione dura complessivamente 24 mesi e prevede due step, il primo in barrique, decisamente più breve, il secondo in tonneaux in rovere francese. 

Dopo il settimo posto della top 100, che con l’etichetta appena descritta ci ha portato sui vigneti delle Dolomiti, immersi in uno degli scenari naturali più suggestivi al mondo, all’ottavo ritroviamo la Toscana, con l’Ornellaia 2021, un connubio tra ben quattro vitigni che vede il culmine della sua filiera produttiva con la maturazione in barrique per 18 mesi.

Non c’è che dire: la Toscana – e non potrebbe essere altrimenti, dato il contributo unico che ha dato e continua a dare al comparto enologico del Bel Paese – è la vera regina di questa classifica. Ci accompagna, infatti, fino alla fine della top 10, con la verace atmosfera della Maremma pisana che si esprime attraverso un rosso energico e grintoso come il Lupicaia 2019, speciale anche grazie alla vicinanza al mare delle zone dove vengono coltivate le sue uve, ossia le Cabernet Sauvignon e le Petit Verdot.

Subito sotto troviamo, decimi a pari merito, il marchigiano Kurni 2022, una delizia per le papille prodotta vicino alle acque cristalline del torrente Sant’Egidio, l’umbro Sagrantino 25 anni e, infine, il toscanissimo rosso IGT Tenuta di Trinoro, prodotto niente meno che nel 2021.

Sì, si tratta solo di uno spaccato della celebre classifica britannica, ma indubbiamente ricco di spunti per chi, la prossima volta che sceglierà un vino rosso, non ha nessuna intenzione di affidarsi al caso.

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