Avventure digitali, ma non troppo alle Poste di Olbia

Digital divide ed informatizzazione: una riflessione su una storia vera.

Sul Corriere di venerdì 24 luglio è stata pubblicata una lettera del Ministro per l’Innovazione tecnologica e la Digitalizzazione, Paola Pisano, di cui riporto un paragrafo: “Nel decreto legge «Semplificazione e innovazione digitale», presto all’esame delle Camere, abbiamo previsto una norma che obbliga tutti gli uffici pubblici salvo rare eccezioni a rendere anche digitali i rispettivi servizi. Ciò deve consentire ai cittadini di poter effettuare dal proprio telefonino tutte le pratiche che li riguardano. Ma non nascondiamoci la realtà: anche se ne sono presupposti, non bastano una legge né la volontà di un governo per un’impresa del genere. Siamo chiamati in tanti a una prova di responsabilità…”

“Ma non nascondiamoci la realtà” dice, giustamente, il Ministro e, su questa realtà vorrei raccontare un aneddoto occorsomi, alcune settimane fa, sul lavoro. Predispongo un ordine di materiale di consumo su una nota piattaforma di e-commerce, ordino due confezioni di cartucce per stampante, una originale ed una “compatibile”, reminiscenza della spending review o economia postcovid, chissa? Mi arrivano in due giorni, installo e il display segnala “microchip non riconosciuto”, subito mail al produttore – che nel frattempo aveva emesso avviso di non aggiornare il software per evitare esattamente quanto accaduto.

Mail di segnalazione, ricevo scuse e avviso di nuovo invio prodotto aggiornato, gratis. Per due giorni consecutivi trovo nella cassetta postale dell’ufficio un avviso di raccomandata (le nuove cartucce) da ritirare, recapitata alle 15:15 (l’ufficio apre alle 15:30). È consuetudine ormai, soprattutto d’estate, con postini stagionali a sostituire quelli in ferie, la pratica del “cogli l’attimo”, ovvero uno squillo e via di avviso. Ci sta.

La prima mattina utile – occorre far trascorrere 48 ore prima di potersi recare allo sportello di riferimento per il ritiro – mi predispongo per recarmi in posta di persona: firmo la ricevuta per autodelega, metto un timbro (non si sa mai), faccio fotocopia della CDI e mi avvio, mettendo in conto di spenderci del tempo. Arrivato in prossimità dell’ufficio postale la situazione che si presenta è questa: fila sul marciapiedi (sotto il sole a 30°), distanziamento, guardia giurata allo smistamento. Prima fila per detergere le mani, seconda fila per ritirare i ticket per lo sportello, terza fila per sedersi, infine appare il mio numero sul display (ah, ci siamo quasi. Illuso!). Giungo allo sportello, consegno all’operatore ricevuta e documenti, e qui inizia un dialogo interessante.

Op. Cosa mi sta consegnando? Io – la ricevuta e i miei documenti, per far prima. Op. Hmm, l’associazione Xxxx cos’è, un sindacato? Io – Non esattamente, è una associazione di categoria per le cooperative.
Op. Ah, e lei chi è? Io – Sono il direttore. Op. E viene lei? Io – Sì, in questo momento sono solo in ufficio. Op. Va bene, mi dia un documento Io – (gli avevo già dato le fotocopie…), comunque gli porgo l’originale. Lui verifica e poi chiede: – Avete uno Statuto, risulta che lei è il direttore? Io – Certo. Op. (Non convinto) Mi compili e firmi questo modulo. Mi porge una fac simile di autocertificazione dopo aver impiegato del tempo a trovarne copia cartacea negli armadi, previa consultazione dei colleghi.
Io – Compilo, firmo e riconsegno. L’operatore sparisce con le ricevute delle raccomandate e ritorna dopo quasi 10 minuti. Op. Ecco, le abbiamo trovate! Compunto compila, in digitale, la ricevuta – che stampa – per l’avvenuta consegna, quindi mi chiede di firmare sul display dell’apposito dispositivo elettronico. Io – Firmo. Op. Non si legge bene, firmi leggibile. Io – Rifirmo. Op. Va bene il cognome ma non si capisce il nome, rifirmi per favore.
Io – Rifirmo con più attenzione. Op. Ecco, adesso si legge: Filippo! E, finalmente, fa per consegnarmi il primo pacchetto (piego libri) con fatica dal pertugio del pannello in plexiglass. Ci siamo (…quasi). Il secondo plico non passa.

Gli suggerisco di porgermelo al di sopra del pannello. Mi sorride e, entrambi con plastica mossa da terzo tempo nel basket ci scambiamo in elevazione il secondo plico! Saluto e scappo via per ritornare trafelato, fra il perplesso e il divertito, in ufficio dove mi attende un webinar fra direttori di associazioni, CCIAA e un formidabile esperto che, da settimane ci supporta in un percorso di aggiornamento che – fra i vari, interessanti ed attualissimi temi – tratta di digital divide e di digitalizzazione e nuova informatizzazione delle imprese. Tutto vero. Caro Ministro, cari colleghi, amici e lettori “Ma non nascondiamoci la realtà”, appunto!

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