La formazione che può riportare giustizia nella sanità della Gallura

Il problema della sanità in Gallura.

“Mengius manche pane i non giustiscia” L’antico proverbio, che un amico barbaricino mi ha riportato alla memoria, dà idea del sentimento popolare rispetto al subire grave ingiustizia. E cos’è quella che, da troppo tempo ormai, subisce la popolazione di Gallura, ovvero la carenza di adeguata assistenza sanitaria se non una grave ingiustizia? Il tema è esploso in tutta la sua portata durante il Consiglio Comunale aperto, tenutosi ad Olbia lunedì 13 luglio, dalla viva voce dei medici e primari ospedalieri presenti e con diritto di parola. 

Ad Olbia c’erano già state alcune importanti avvisaglie appena settimana scorsa, con la bella e partecipata iniziativa della ADG (Associazione  Diabetici Gallura) che, per cinque sere, insieme ad un numero crescente di amici solidali ha presidiato, pacificamente, l’ingresso del Giovanni Paolo II per manifestare contro la decisione della direzione sanitaria di colmare la carenza di pediatri del Paolo Dettori di Tempio trasferendovi medici da Olbia, con la conseguenza di lasciar scoperto un servizio di cui ad Olbia beneficiano 98 bambini. Cose assurde.

Già dallo scorso inverno un attivo gruppo dall’evocativo nome di “Abali basta” aveva operato un lungo presidio presso l’ospedale tempiese per lamentare quella che – allora – pareva una momentanea mancanza di attenzione da parte degli organi regionali preposti; successivamente era sorto un movimento analogo a La Maddalena. Tutti segnali di un malessere serpeggiante fra le popolazioni galluresi. Le prime voci delle autorità sanitarie e politiche regionali giustificavano, di volta in volta, queste “piccole” (secondo loro) defaillance dei servizi e delle prestazioni, come inevitabili conseguenze del regime di tagli e riduzioni della famigerata spesa pubblica, oppure di una presunta “ottimizzazione” della sanità sarda, nota soprattutto per pesare la metà circa del bilancio regionale. 

Ecco, agli occhi di un comune cittadino – qual è anche chi scrive – tutta questa situazione, a prescindere dalle ragioni vere o presunte, può lasciar più o meno indifferente sino a quando, personalmente o tramite parenti o amici, non si impatta con circostanze che, nostro malgrado, ci portano a necessitare di adeguata assistenza sanitaria. Il Consiglio comunale del 13 luglio ha segnato un punto di svolta, non solo perché la voce allarmata dei primari ha denunciato con rara, e cruda, chiarezza la gravità della situazione ma, bensì, perché l’evento ha coinvolto il bacino interessato della Città di Olbia che, con i suoi 61.000 abitanti (80.000 secondo le utenze) rappresenta esattamente la metà della popolazione gallurese che, svegliatasi come d’incanto, ha realizzato che d’ora in poi, come da allarme lanciato in via Garibaldi dai primari, avere necessità sanitarie urgenti non troverà ristoro presso i nostri presidi ospedalieri. 

Ecco dunque che, anche noi tiepidi, abbiamo preso cappello e ieri sera – 15 luglio – in varie centinaia, non meno di trecento persone fra le 18,30 e le 20, abbiamo espresso con ferma compostezza la giusta preoccupazione di un intero popolo, attraverso il flash mob con 1 minuto di rumoroso silenzio alle 19. I sobri cartelli, spesso in mano a bambini e a sanitari, riportavano stralci della dichiarazione di Ippocrate, altri l’Art. 32 della Costituzione che, è bene ricordarlo recita La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti.” 

In questi giorni, intanto, politici e dirigenti sanitari, ai vari livelli si sono stracciati le vesti per rigettare responsabilità e dare spiegazioni che hanno il sapore dello scaricabarile. Altri hanno dignitosamente riconosciuto che varie responsabilità ed errori si sono sedimentate negli anni, sino a portare a questa incresciosa ed insopportabile situazione.  La presenza della tenda stabile “avamposto sanitario gallurese” che da alcuni giorni vede la presenza fissa dei membri della Giunta Nizzi è un primo forte segnale, ma non basta. 

Da oggi, fatta sentire forte e chiara la voce di un intero territorio, ci si attende che da Cagliari  la cosiddetta “Controriforma Sanitaria “, gìà promessa dalla Giunta Solinas, faccia tabula rasa della Asl unica (ATS) e consenta – in tempi brevi – la rinascita delle ASL territoriali fra le quali – certo – ci sarà anche la ASL Gallura, restituendo autonomia ad un territorio che già ha pagato dazio perdendo l’Ente Provinciale, organo intermedio indispensabile per una equa gestione delle risorse (ma questa è una altra storia). 

I “nostri eroi” in Consiglio regionale e in Giunta sono chiamati a mettere alle strette l’assessore alla Sanità, Mario Nieddu e, senza campanilismi inutili, senza giochi di ruolo fra maggioranza e opposizione, sono attesi al varco. Cocciu, Giagoni, Satta, LiGioi, Meloni e Biancareddu, Fasolino e Sanna non sono i cognomi di una formazione di calcetto estivo, sono coloro che la gente di Gallura ha mandato a Cagliari per servire l’intera Regione ma, soprattutto, la terra che li esprime. 

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