Quindici anni di The Social, fra corse, oggetti smarriti, sindromi da Peter Pan e #Facebookdown

L’anniversario di Facebook.

Il mese scorso ricorrevano i 15 anni di Facebook, il social nato il 4 febbraio 2004 che, nel bene e nel male, ha rivoluzionato comunicazione, usi, rapporti e relazioni fra noi (circa un terzo dell’umanità) e il mondo.

Nel mio caso, con puntuale messaggio, Fb mi invitava a festeggiare il decennale del mio profilo giusto il 9 febbraio. Il 13 marzo, in molte parti del mondo, Italia compresa, tanti si disperavano per l’ennesimo caso di #Facebookdown #instagramdown #WhatsAppDown…

Sinceramente, almeno ieri, non mi sono accorto di nulla poiché sto provando a praticare un po’ di “digiuno digitale” (ma questa è un’altra storia…), quindi ho pensato bene, vista tutta questa sequela di ricorrenze, di raccontarvi una storiella recente di cui sono stato testimone che, forse, potrà offrire qualche spunto di riflessione sul tema dei social.

Una mattina Franco (per ovvie ragioni userò nomi di fantasia), ultra50enne affetto – come molti suoi coetanei – dalla perniciosa sindrome di Peter Pan, si sveglia piuttosto presto e, appartenendo alla famiglia delle allodole, non riesce a riprender sonno, decide quindi di inforcare le sue belle sneakers nuove – praticamente intonse – infilarsi la tuta, prendere un marsupio aderente ove riporre lo smartphone, i documenti e qualche spicciolo per il caffè al bar e – fuori ancora buio – avviarsi di buon passo verso l’imminente alba come un buon runner.

Dopo i primi scatti per prendere un po’ di ritmo pensa fra sé e sé: tutta sta fatica eppoi se la racconto al bar non mi credono… aspe’, prendo il cell e faccio una diretta facebook! Detto fatto, parte il filmato con tanto di ripresa della falcata, respiro affannato, immancabile zoomata sulle scarpe fluorescenti e campo lungo ai primi chiarori dell’alba sullo sfondo. Dopo circa un’ora, finita la performance, Franco passa dal solito bar per il solito caffè. Due chiacchiere con una collega, quindi si appropinqua verso la cassa per pagare il conto… “Caspita, dove ho messo il portafogli?!? Mi pareva di averlo infilato nel marsupio…. Boh? Comunque, gli spicci necessario li ho.”. Casa, doccia e ufficio. Una volta in postazione lavorativa blink! Una notifica sul telefono.

Guarda e vede una richiesta di amicizia su Fb, come da manuale dà un’occhiata al profilo e scopre che si tratta di una ragazza giovane e carina. In questi casi è uso ignorare la notifica. Successivamente, nuova richiesta e stessa procedura. Nel frattempo Franco si ricorda del portafoglio non trovato, controlla il giaccone, niente. “Ma, l’avrò lasciato a casa”. Altro blink dal cellulare, un messaggio da msn… “No! Ma allora insiste.” L’immagine del profilo è la stessa della precedente richiesta di amicizia.

Ma perché tal Sarah (sempre nome di fantasia), 19 anni, s’è intrippata di cercarmi?”, al terzo tentativo, compresa  una videochiamata, Franco si arrende ed inizia una chat. Sarah: ha per caso perso un portafogli lei? Spero mi risponda subito. Franco: sì, stamattina, probabilmente facendo running… Sarah: mi dica il colore del portafogli e il suo nome. Franco – incredulo – risponde. Segue video-chiamata, appuntamento in un bar facile da raggiungere e – finalmente Franco incontra Sarah che, per l’occasione, si è fatta accompagnare in auto da una parente. Franco trattiene a stento l’emozione (nel portafogli ci sono carte di credito e documenti) e la sorpresa, quindi invita Sarah per un aperitivo (previo passaggio al bancomat adesso che può). Inizia quindi una breve chiacchierata: F. – ma come hai fatto a rintracciarmi? -S. Beh, semplice ho visto il documento, ho cercato il tuo profilo fb e ho visto che avevi postato una diretta video dello stesso percorso che ho fatto io nella mia corsa stamattina! Ho fatto due più due ed eccomi qui. F. – Non sai quanto ti sono grato, non tanto per i pochi soldi ma per le scocciature che mi stai risparmiando evitandomi denunce, richiesta duplicati e quant’altro.

Ma dimmi, che fai nella vita? S. – Mi son diplomata l’anno scorso e adesso mi guardo intorno cercando un lavoro per poi andare a studiare fuori, sai Olbia è piccola, voglio vedere il mondo. F.- Hai ragione, ho un figlio della tua età e mi dice le stesse cose, magari lo conosci, si fa chiamare Goku, come il suo cartone preferito. S.- ma dai? E’ Alex, siamo stati compagni di scuola alle elementari! F.- Beh, questa è proprio bella: avete ragione Olbia è piccola! Però questa cosa che ci è capitata è davvero insolita e particolare, un piccolo miracolo grazie a fb e alla tua onestà. S. si schernisce. Franco riaccompagna Sarah alla macchina della parente, si presenta e nell’accomiatarsi esclama: sa signora che questa ragazza è proprio in gamba!

Che cosa ci insegna la storia del mio amico Franco e della giovane Sarah? Come soleva dire il premio Nobel per la medicina Alexis Carrel “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”, questo il metodo applicato dalla ragazza sveglia. Franco, invece, oltre ad allacciare le scarpe dovrà chiudere bene la zip del marsupio e, invece di tirar fuori lo smartphone per esibirsi in diretta farà meglio ad usarlo per misurare sì le perfomance atletiche ma non quelle del Peter Pan vanitoso. A me questa storiella conferma che Fb, e i social in genere, possono essere uno strumento utile purché se ne faccia un uso più appropriato.

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