Dopo Bitti, il comitato Salva Olbia rilancia il progetto contro le alluvioni

Il progetto del canale di Olbia.

Un canale scolmatore quasi tutto a “cielo aperto”, esterno all’abitato, senza vasche di laminazione, senza lunghi tratti in gallerie, senza tombamenti.                       Un lavoro da fare in parallelo ad un intervento sul Rio Padrongianus per risolvere il problema dell’interrimento della canaletta portuale con lo scopo di mettere in sicurezza in maniera radicale la città ed il suo porto. Il comitato Salva Olbia torna in campo e rispolvera il progetto che era già stato presentato pochi mesi dopo il tremendo ciclone del 2013.

“Ritenevamo e riteniamo questa soluzione per Olbia la più efficace, la più economica, la più immediata e adatta a risolvere, tutti insieme, tanti problemi, proprio per tenere  in massimo conto le attuali condizioni urbanistico-edilizie della città – affermano dal comitato -. Tutto ciò anche in vista della sua riqualificazione e con riguardo alla valenza ambientale dei tanti canali esistenti e dei vantaggi che gli stessi potrebbero assicurare circa lo smaltimento delle acque piovane, che oggi ristagnano nelle strade e piazze cittadine anche in occasione di piogge insignificanti”.

Il comitato poi mette in parallelo i dati pluviometrici pubblicati dagli uffici regionali. In occasione di “Cleopatra”2013, le precipitazioni furono di 117,6 mm/giorno ad Olbia, a Bitti 128,6 e a 469,60 mm ad Orgosolo. Il dato pluviometrico medio di maggiore piovosità degli ultimi 40 anni, ad Olbia, è risultato essere di circa 90 mm/giorno, poco meno dei 117,6 mm del piovuto il 18 novembre 2013. “Se ne deduce che il disastro di Olbia non era dovuto all’eccesso di pioggia ma alle condizioni oggettive in cui il temporale o bomba d’acqua ha trovato la città e le sue opere  per lo smaltimento, con particolare riferimento ai lavori manutentivi, fino ad allora molto trascurati”, afferma il coordinatore del comitato Flavio Lai.

Sulla base dell’analisi dei dati si “può dedurre che Olbia, nonostante quanto fatto a partire dal 2013, si trova tutt’ora in condizioni non molto diverse da Bitti, nonostante alcune opere di emergenza realizzate e con importanti opere finanziate, ma che a distanza di anni sono ancora da approvare”.                              “Da parte nostra  continueremo a batterci per una soluzione  sicura, più rispettosa dei cambiamenti climatici in atto, meglio finalizzata alla riqualificazione della città spendendo certamente meno. Paradossalmente potrebbe essere il modo per ricuperare il tempo perduto”, conclude Lai.

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