L’intervista al critico di Olbia Filippo Pace.
Tra i volti della cultura olbiese che hanno segnato il 2025, Filippo Pace – critico letterario, docente e narratore – sceglie di partire dai ragazzi. Dell’anno che si chiude porta con sé soprattutto l’esperienza di “Raccontami i tuoi sogni”, la rassegna letteraria da lui curata per il liceo scientifico Mossa: ”I ragazzi sono stati protagonisti e vederli appassionarsi alla lettura è per me motivo di orgoglio e di speranza”. Un’esperienza che conferma quanto la scuola, quando diventa spazio vivo di relazione e cultura, possa incidere profondamente.
Ma Filippo Pace non si sottrae a uno sguardo critico sul presente. ”Credo che dovremmo metterci sempre in discussione e non sentirci mai “arrivati””, osserva. ”Siamo soggetti all’errore e abbiamo bisogno della collaborazione di tutti per dare il meglio”, aggiunge il critico letterario di Olbia. Il punto, per lui, è soprattutto collettivo: ”Dovremmo coltivare sempre di più l’empatia e non vedere nell’altro un nemico. Questo è un aspetto che può e deve essere migliorato”.
Guardando al 2026, Pace parla di progetti, ma con una premessa chiara: ”L’importante è avere la salute”. Poi lascia spazio all’entusiasmo creativo: ”Spero che il mio nuovo romanzo esca in primavera e che mi permetta di continuare a giocare e a sperimentare”. E aggiunge, con un sorriso che si sente anche a distanza: ”A proposito di sperimentare: voglio ritornare a suonare! Passate la voce”.
Lo sguardo si allarga poi alla città. “Olbia è destinata a crescere e a diventare sempre più bella”, dice. Ma l’augurio è preciso: ”Vorrei che avesse un multisala, un teatro e centri di aggregazione giovanile che non siano solo i centri commerciali”. Perché, avverte, ”non dobbiamo vivere in attesa dell’estate, ma trasformare ogni giorno in energia vitale”.
Infine, una speranza che torna là dove tutto comincia: la scuola. ”Sarebbe bello che tutte le scuole di Olbia risolvessero i problemi che hanno”, conclude Pace. ”Mancano tante aule”, aggiunge il docente e critico olbiese. Perché, come insegna il suo 2025, è proprio da lì – dai ragazzi e dai loro sogni – che passa il futuro della città. Un augurio semplice, concreto, che parla di futuro molto più di qualsiasi slogan.
