UN ANNO DI PANDEMIA – I racconti – Giovanni Mannoni. “Il duro lavoro della polizia locale”

Un anno di pandemia a Olbia.

Il 2020 è stato un anno molto impegnativo per la polizia locale di Olbia, che si è vista triplicare il proprio operato e gestire un’emergenza inaspettata. “Il nostro lavoro è quotidiano e aumenta nel weekend – ha detto il comandante della polizia locale Giovanni Mannoni -. Oltre alle attività ordinarie abbiamo gestito quelle legate al covid. Dal controllo dei locali, alle operazioni legate al rispetto delle dpcm e attività di coordinamento con la prefettura e la questura. Un lavoro incessante che è calato solo durante l’estate”.

Per quanto riguarda la condotta dei cittadini, gli olbiesi si sono dimostrati abbastanza disciplinati sin dall’inizio della pandemia. “Ci sono state in un anno solo una trentina di denunce – ha aggiunto -, legate alla violazione di quarantene e lockdown ma negli ultimi mesi c’è stato un rispetto delle disposizioni, anche da parte dei pubblici esercizi”.

La linea della polizia locale di Olbia non è stata dura, ma soprattuto informativa. All’inizio della pandemia i gestori delle attività erano molto confusi, anche a causa del caos normativo. “Ci siamo dovuti coordinare anche con le altre forze dell’ordine per trovare la giusta direzione da seguire – ha proseguito -. C’è stato qualche sporadico caso in cui si sono formati assembramenti o non si è rispettato il coprifuoco”.

La gestione delle quarantene è stata la parte più difficile da gestire, con alcuni problemi di comunicazione con l’Ats, che hanno lasciato spesso disorientati. “Molti cittadini ci chiamavano perché non avevano ricevuto comunicazioni da parte dell’Asl sugli esiti dei tamponi – ha detto il comandante -, non sapevano se poter uscire anche solo per compare alimenti e medicine”. Per i pazienti positivi al covid la polizia locale si è coordinata con Protezione civile e Croce Rossa per supportare i pazienti che non potevano uscire durante la quarantena. “A volte è capitato che qualcuno risultasse ancora positivo negli elenchi di Ats – ha ricordato Mannoni -, ma dopo 21 giorni per legge un paziente si è già negativizzato, quindi le persone venivano informate su questo e se uno risultava positivo, prima della sanzione verificavano quando questo era stato inserito nell’elenco e se aveva ricevuto la comunicazione dall’Azienda”.

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