Dal calcio di Serie C alle finali nazionali di karate, l’incredibile avventura sportiva di Mannai

Mannai ha giocato come difensore nelle giovanili dell’Arzachena in Serie C.

Matteo Mannai

Matteo Mannai è un sedicenne nato a Sassari ma residente a Santa Teresina, Arzachena, frequenta la classe terza dell’ITCT Panedda di Olbia, e la settimana scorsa ha partecipato alle finali nazionali dei Campionati Italiani Juniores categoria -75 kg di Karate al “Palapellicone” presso il Centro Olimpico di Ostia, in rappresentanza del Karate Club arzachena. Ottimo traguardo per un karateka, non da tutti. Ma Matteo ci è arrivato dopo dieci anni di calcio ad alti livelli. “Ho iniziato a praticare calcio e karate all’età di 6 anni, quando ero in prima elementare. Poi, arrivata la prima media, ho dovuto scegliere tra i due sport. In quel momento la mia passione per il calcio era più forte, e ho scelto proprio il calcio. Ho giocato a calcio fino all’anno scorso, quando è fallita la mia squadra, l’Arzachena Costa Smeralda Calcio, allora in Serie C. Facevo il difensore centrale o esterno negli allievi nazionali. Sono stati anni bellissimi, mi sono divertito molto, giravamo tutta Italia, mi piaceva giocare. Dopo il fallimento, piuttosto che cercarmi un’altra squadra, ho preferito tornare alla mia vecchia passione, il karate. La mia scelta non è stata dettata soltanto dall’occasione, perché avrei potuto cercarmi qualche altra squadra di calcio. Ho proprio preferito tornare al karate. Nelle settimane precedenti avevo incontrato Marco Cuccia, con cui avevo praticato karate anni prima ad Abbiadori, in quel momento ho pensato proprio a lui, che aveva aperto la sua palestra, nel frattempo. Non avevo mai avuto il tempo di passare a visitarla, ma quando ho deciso di lasciare il calcio l’ho chiamato ed ho provato ad andare nella sua palestra. Mi è piaciuto e gli ho detto subito di tesserarmi con la Federazione, in modo da poter disputare anche le gare. Era questo il mio obiettivo, ma ho avuto subito una grande delusione, perché mi hanno comunicato, dopo l’iscrizione, che nella mia categoria c’ero solo io”. Dalle stalle alle stelle: “Quindi tantissimi allenamenti e niente gare, ma a dicembre una bellissima sorpresa, hanno comunicato che da tesserato avevo il diritto a disputare le finali regionali. All’inizio ero un po’ titubante, perché avrei voluto conquistarmela sul tatami, poi ho pensato che avrei voluto onorare l’impegno, e mi sono allenato tantissimo. Così, la settimana scorsa sono partito per le finali che si sono svolte a Ostia“.

Matteo Mannai

A Ostia la gara contro il vice campione europeo: “Tre incontri, il primo pareggiato ma perso alle bandierine, il secondo vinto, il terzo perso di un solo punto contro un ragazzo che ha vinto la medaglia di bronzo ai mondiali e quella d’argento agli europei, che poi dopo aver gareggiato con me ha vinto la medaglia d’oro nazionale. È stata una bellissima esperienza, e il risultato che ho raggiunto è stato molto soddisfacente, dato che sono tornato al karate da pochi mesi. Alla finale nazionale sembrava che fossero tutti abituati, io ero molto emozionato, gli altri atleti mi sembravano di ghiaccio. Poi però mi sono accorto che anche gli altri erano molto tesi. Qualcuno si prendeva a schiaffi da solo per darsi carica. Spero di poterci tornare, questa volta vincendo sul tatami la competizione regionale“.

Calcio e karate, passioni che coesistono: “Ci tenevo a riprendere a fare questo sport, vista la mia passione fin da bambino. Anche il calcio è una grande passione, che quando ero piccolo era più forte. Adesso prevale quella per le arti marziali. Tra tutte, mi piace il karate, perché è una disciplina che insegna l’autocontrollo e a difendersi e non ad attaccare per primi. Io sono juventino, il calcio mi piace ancora. Non è la Juve migliore di sempre, non apprezzo particolarmente Sarri, con Allegri si vinceva molto di più. Il gioco adesso non è affatto migliorato, e i risultati arrivano, anche se meno di quando alla guida della squadra c’era Allegri. Questa stagione la squadra è più forte, vinciamo grazie alle prodezze di Ronaldo, Dybala, e dei maggiori campioni, non perché la squadra esprima un gioco irresistibile, che era quello che ci aveva promesso Sarri. A questo punto, meglio Allegri, che in 5 anni aveva sempre messo molti punti tra la Juventus e la seconda in classifica. C’è anche da dire che la Lazio è forte, ma ogni domenica c’è un’aiutino…”.

Lo sport si ferma per il Coronavirus. “Non mi sono sentito in pericolo alle finali di Ostia, non ci ho pensato, ero preso dall’emozione. Quando abbiamo cantato l’inno italiano è andato via tutto dalla mente e mi sono concentrato sulla competizione. È vero anche che non era ancora grave la situazione, quindi non mi ha condizionato per nulla stare a contatto con atleti di tutta Italia, e anche gli altri non mi son sembrati preoccupati, non è stato fatto alcun controllo agli accessi. Non penso di aver corso alcun rischio. Adesso son state prese delle misure, ad esempio le finali Senior si svolgeranno a giugno, la situazione si è aggravata”.

Tutti gli atleti hanno dei punti di riferimento nella propria attività, senza i quali tutto sarebbe più dfficile: “Ringrazio Marco Cuccia, che mi ha stimolato a tornare al karate, Tommy Mendula, che ha curato la preparazione per le finali regionali e nazionali e mi carica, mantenendo alta la mia concentrazione. Ringrazio anche Cristian Azara, che mi ha accompagnato alle finali nazionali e mi ha dato una carica enorme facendomi salire sul tatami pronto per la gara. Mi trovo benissimo nel gruppo, questo è importante, perché ho sempre voglia di partecipare a tutti gli allenamenti, a meno che io non abbia problemi di studio. Ringrazio infine la mia famiglia, che ritiene importante che io faccia sport, e mi supporta, qualunque sport io scelga di praticare, accompagnarmi agli allenamenti e alle gare”.

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