Il campione del mondo di judo Degortes escluso dal trofeo di Olbia. Lo sfogo: “Lo sport dovrebbe unire”

Le lettera del campione del mondo di judo di Olbia Degortes.

Leggo sempre con enorme piacere ed emozione qualsiasi notizia riguardi il Judo, ancor di più se le notizie provengono dalla mia amata Olbia. Leggo in questi giorni in diverse testate giornalistiche del consueto appuntamento al PalaDeiana del trofeo “Judo in Action” organizzato dai nostri cugini della Kan Judo Olbia. Leggo con piacere, come detto poco sopra, ma anche con grande rammarico e un pizzico di tristezza dell’invito e/o presenza di “quasi tutte le società Sarde”. 

Grande rammarico perchè la società di cui faccio parte, il Centro Sportivo Olbia, non potrà partecipare, cosi come le altre società Olbiesi, perchè non invitate alla manifestazione. Attenzione, non voglio assolutamente contestare le scelte tecniche od organizzative di una gara privata, in quanto sono liberi di invitare e organizzare la gara come meglio credono, ma da persona di sport quale mi reputo, è una condizione che mi viene sempre più difficile da digerire. In realtà questa non sarebbe neanche la prima volta, in quanto non siamo mai stati invitati in nessuna delle edizioni delle manifestazioni per bambini e adulti da loro organizzate. Da giovane atleta non mi sono mai interessato a questioni di questo tipo e sinceramente non ho mai fatto troppe domande del perchè potesse esserci una situazione simile, ma da padre prima di tutto, da Judoca e in ultimo da fresco allenatore, quest’anno mi sento in dovere di dover esprimere la mia opinione non come monito o accusa, ma come speranza di crescita per il futuro.

Quando ho palesato la mia idea di scrivere due righe tanti mi hanno detto di lasciar perdere, tanti mi hanno detto che le mie parole potessero essere travisate come gelosia o invidia nei confronti di altre realtà Judoistiche cittadine. Sinceramente, non lo scrivo per vanto o altro, ma con due titoli mondiali alle spalle, credo di essere escluso da questi pensieri e vivamente spero di non essere travisato anzi, spero che queste mie parole possano essere un modo per migliorarci e migliorare tutto il movimento judoistico Olbiese.

La settimana scorsa ho avuto la fortuna di assistere e seguire alcuni bambini in una trasferta a Macomer e posso dire senza pericolo di essere smentito, ho visto la vera essenza del Judo, quella che mi ha fatto innamorare di questo sport e per la quale, ancora oggi, vivo emozioni fortissime alle quali non potrò mai rinunciare. Bambini che si divertono e scherzano prima e dopo il combattimento, bambini entusiasti del confronto ed entusiasti della competizione sana e senza pressioni da parte di allenatori o genitori. Quando un bambino, non so dove lo abbia letto o saputo, mi ha detto, con un sorriso che vi lascio immaginare, “che bello che tra poco ci sarà una gara ad Olbia così posso dormire di più”, mi si è stretto il cuore e ho cominciato a maturare l’idea che questa cosa dovesse assolutamente cambiare. Che posso rispondere ad un bambino? Che la società che organizza non ci invita? Che stiamo antipatici alla società organizzatrice? Che non possiamo andarci perchè non siamo i benvenuti?

Capite bene la difficoltà che io, ma prima di me anche gli altri tecnici della mia società negli anni passati, troviamo dinanzi ad una situazione del genere. Noi descriviamo ed insegnamo il judo nella sua vera natura, quella concepita dall’inventore Jigoro Kano, ossia lo sport dell’amicizia, della condivisione, del rispetto del prossimo. Come posso dire la verità a questo bambino? E allo stesso tempo come posso raccontare delle bugie ad un bambino che si fida di me per poter giustificare il comportamento di noi grandi, o presunti tali? Chi mi conosce sa bene che non ho mai avuto peli sulla lingua, non ho mai avuto timore di dire quello che penso compreso al mio allenatore e maestro di vita Efisio Mele. Ricordo in tempi non sospetti la mia aggressione nei suoi confronti quando gli chiesi come mai i nostri cugini non fossero presenti alle nostre manifestazioni. Ricordo la risposta schietta senza tanti giri di parole: “Checco ma che stai blaterando, come ti permetti? Invitiamo tutti indistintamente senza se e senza ma”.

La sua risposta fu un pugno nello stomaco, ma anche una liberazione. Scrivo questa lettera spontanea con la convinzione che lo sport deve unire e non allontanare le persone. Spesso ci dimentichiamo dell’importanza del nostro ruolo di allenatori, ma sopratutto da educatori e di esempio per i più piccoli. Abbiamo un ruolo che spesso sottovalutiamo e ancor più di frequente sottovalutiamo l’importanza della nostra figura. Che tipo di bambini vogliamo crescere? Con quali principi vogliamo farli diventare adulti? Con quali esempi vogliamo farli diventare “grandi”?Ognuno ha ovviamente le sue convinzioni e le sue regole di vita, ma scrivo con forza sbattendo i pugni sul tavolo che il non invitare le società “non amiche” non è il modo giusto. Non solo dal punto di vista educativo, ma se vogliamo dirla a 360° è un grosso danno tecnico per gli atleti stessi. Meno confronti, meno gare, meno combattimenti, meno allenamenti vuol dire meno crescita. Ho avuto la fortuna di avere un Maestro aperto a tutte le esperienze judoistiche e lo ringrazierò ogni giorno per non aver mai pregiudicato la mia crescita, per non aver mai posto le sue idee e convinzioni al di sopra dei miei bisogni.

Chiudo questo mio piccolo sfogo con un semplice aneddoto che forse può far capire meglio il mio Judo. A Giugno ho disputato il Campionato d’Europa a Glasgow perdendo la semifinale con il padrone di casa Francis Colin. Ebbene, ero il suo pìù accanito sostenitore per la sua finale. L’allenatore della Nazionale Britannica mi ha cercato ed abbracciato dopo la finale perchè non si aspettava un supporto così passionale. A Cancun si sono invertite le parti e sono stato io a vincere la semifinale e Francis mi ha regalato lo stesso trattamento, un tifo che ancora oggi porto nel cuore. Morale della favola? In materassina ce le siamo date di santa ragione, ma è nata un’amicizia che durerà tutta la vita. Tra qualche mese, infatti, ospiterò a casa mia tutta la sua famiglia, e ovviamente, lo ospiterò con orgoglio nella nostra società. Sento tanto parlare di cuore e di passione, ma se usati nel modo sbagliato sono solo parole al vento. Se davvero esistono cuore e passione, questi devono essere usati per superare qualsiasi conflitto o diverbio. Questo mi ha insegnato il judo, questo dovrebbe essere il mantra di ogni allenatore sportivo, altrimenti si è solo portatori del proprio interesse e questo, si sa, non fa parte di nessuna realtà judoistica degna di nota. Spero di non avervi tediato e spero vivamente che il futuro possa rivelarsi un futuro migliore.   

Francesco Degortes

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