Due ex sindaci e uno in carica candidati a Tempio.
Tempio Pausania non è nuova alle sorprese politiche. Ma quello che sta accadendo in vista delle comunali del 2026 ha contorni che sfiorano il paradosso. Perché qui non si assiste semplicemente alla competizione tra vecchio e nuovo. Qui accade qualcosa di più curioso: tre ex sindaci si candidano contemporaneamente per cambiare la città che loro stessi hanno governato. Ai quali si aggiungono intrecci politici che trovano forza fuori dalla città, con un intreccio di situazioni che necessitano di essere approfondite in modo esaustivo in questo articolo di approfondimento.
Succede raramente, forse mai, che in un comune si presentino nello stesso momento tre ex primi cittadini (sebbene uno di essi sia in carica uscente). A Tempio, cittadina capoluogo di provincia che negli ultimi mesi stiamo seguendo nella politica, accade. E non si tratta di amministratori lontani nel tempo. Sono, in ordine cronologico, quelli che hanno guidato la città negli ultimi 15 anni: Frediani, poi Biancareddu, poi Addis.
Il risultato è quasi letterario: il passato che si divide per proporre un futuro diverso da quello che ha costruito. E, per uno di quei curiosi giochi della politica – o della comunicazione – questa singolare simultaneità finisce per rafforzare, senza volerlo, lo slogan della giovane compagine guidata da Fabrizio Carta: che scrive da settimane il motto “Il passato non ci basta.”. E per certi versi potrebbe rafforzare anche quella idea di Gianna Masu di voler prendere le distanze da tutta la politica, quella che c’è stata sino ad oggi. Perché quel passato, questa volta, non è un concetto astratto. Ha nomi, cognomi, e perfino tre candidature. Cerchiamo ora di capire il perché di alcune alleanze, e di alcune iniziative, secondo indiscrezioni.
L’ex fronte Addis – Biancareddu.
Gianni Addis non ha mai nascosto la volontà di correre per il bis. O per lo meno, da quando Biancareddu è caduto. E recentemente l’ha confermato. Il suo progetto, almeno inizialmente, sembrava inserirsi infatti in un disegno politico più ampio, condiviso con l’ex sindaco e assessore regionale Andrea Biancareddu.
Da quel che si dice la strategia era quasi perfetta sulla carta. Biancareddu avrebbe puntato alla riconferma in Regione nel 2024, sostenuto da un gruppo compatto. Tanto compatto da poter contare anche sulla collaborazione esterna di Anna Paola Aisoni, che nel frattempo divenne da nemica di Biancareddu a sua consulente esterna in regione, e che poi aveva anche scelto di non candidarsi alle regionali, lasciando di fatto Biancareddu come unico riferimento del gruppo. Lo schema prevedeva una sequenza quasi automatica: Biancareddu rieletto a Cagliari, Addis sindaco a Tempio, e – in prospettiva – Aisoni pronta a succedere proprio ad Addis.
Una geometria politica elegante. Che però si è schiantata contro la realtà delle urne. I tremila voti ipotizzati alle regionali non sono arrivati. Biancareddu ha attribuito la responsabilità al gruppo tempiese guidato da Addis. Il gruppo, dal canto suo, ha sempre rivendicato con orgoglio di aver sostenuto compatto la Lega e la candidatura dell’ex sindaco Biancareddu.
Sta di fatto che, dopo quel flop elettorale, il disegno è saltato. Addis ha deciso di correre comunque per il secondo mandato. Proposta fatta alla giunta, che rappresenta l’ossatura principale della nuova corsa, molto prima dei tempi recenti, in un prima che nessun componente di giunta si è sentito di obiettare, considerato che dire no al sindaco uscente all’epoca avrebbe voluto dire mancanza di fiducia, con le conseguenze del caso. Biancareddu, invece, ha scelto di correre per conto proprio anche per le comunali. Tipo una resa dei conti. Come nel 2015, dimettendosi poi nel 2019 in pieno Covid, per poter andare in regione. Il risultato è che quello che doveva essere un fronte unito si è trasformato in una competizione interna. Da quel che sembra, la resa dei conti tra i due sarebbe, per adesso, non tanto vincere, tanto capire chi dei due giungerà al ballottaggio. Il più accreditato sarebbe Gianni Addis, che conterebbe su una lista più forte di quella di Biancareddu, il quale sebbene risulti più forte come singolo, avrebbe più difficoltà con una lista non estremamente radicata.
Il fronte Frediani – Cugini.
A rendere ancora più singolare il quadro arriva la possibile candidatura di Romeo Frediani, che potrebbe tornare in competizione quindici anni dopo il suo mandato. Non proprio il nuovo che avanza, direbbero alcuni. Negli ultimi tempi lo si vede con maggiore frequenza sul corso Matteotti. Qualcuno dice con un certo nervosismo. Secondo diverse ricostruzioni politiche, l’operazione sarebbe stata orchestrata da Renato Cugini, considerato il vero regista del ritorno in campo dell’ex sindaco. È Cugini che è diventato, di fatto, uno dei protagonisti di questa campagna elettorale, per lo meno negli ambienti di quel che è restato del Centro Sinistra. Sinora, non particolarmente fortunato in quel di Tempio. Sempre Cugini, infatti, aveva indicato in precedenza Marina Tamponi quale candidata sindaco.
Nell’impossibilità di fare una lista, anche perché ve ne era già una in formazione (quella con Comerci ndr), fu costretta a non accettare l’indicazione dello stesso Cugini quale candidata sindaco. Tamponi nella nervosa comunicazione di dimissioni anche dalla segreteria del Partito Democratico, aveva fatto un lieve riferimento a un eventuale qualche secondo fine dello stesso Cugini. Che sia poi candidata consigliera della nuova lista Cugini-Frediani? Il dato oggettivo è che durante la reggenza Tamponi, il Partito Democratico di cui si parlerà tra poco, è riuscito a restare a fermo sulle sue posizioni di non alleanza con nessuno. Cugini sarebbe comunque riuscito a far allontanare definitivamente il Partito Democratico, dato oggi vicino a Gianni Addis, e mantenendo il controllo solo di Sinistra Futura e Rifondazione Comunista.
Ad ogni modo, il nuovo piano di Cugini – quello che potrebbe passare alla storia come il patto d’acciaio Cugini-Frediani – nasceva da un obiettivo comunicativo preciso: far credere che il centrosinistra tempiese fosse ormai disperso e privo di una propria lista. In questo scenario, Frediani avrebbe accettato di correre immaginando, probabilmente, di avere alle spalle tutti i partiti del centrosinistra compatti e uniti. E “obbligando” il Partito Democratico a non allearsi con Gianni Addis, dati i buoni rapporti di quest’ultimo con la dirigenza regionale e provinciale del PD. Nei comunicati stampa, del resto, questo quadro veniva inizialmente presentato come una certezza assoluta: ‘Il centrosinistra ha scelto Romeo Frediani, uniti nessuno escluso’ sosteneva Angelo Cossu. Ma la politica, come spesso accade, ha preso una direzione diversa da quella auspicata e, forse con azzardo, annunciata. Alla fine, infatti, il sostegno a Frediani sarebbe arrivato soltanto dal partito di Renato Cugini e da quello di Giampiero Cannas. Secondo alcune ricostruzioni, Cugini avrebbe lavorato intensamente per ostacolare il progetto di una lista di centrosinistra a sostegno di Carta, progetto al quale starebbe contribuendo anche Nicola Comerci e Antonio Addis, tra i principali riferimenti del centrosinistra tempiese.
Tra Cugini e Comerci, del resto, i rapporti non sarebbero dei migliori. E così si arriva al quadro attuale: da una parte Cugini che porta Frediani, dall’altra Comerci che, nel frattempo, punta a riportare con Antonio Addis il centrosinistra al governo della città, favorendo al tempo stesso anche un ricambio generazionale. Da qui nasce l’alleanza con Carta. Tra gli scopi di Cugini, disturbare Antonio Balata che, nel frattempo, alla corte di Gianni Addis, starebbe cercando disperatamente di costruire una seconda lista targata PD a suo supporto, nel tentativo di equilibrare le forze della coalizione di Carta rispetto all’uscente Addis, archiviata psicologicamente la rivalità con Biancareddu, percepito più come competitore per arrivare al ballottaggio.
La cronaca racconterebbe che nelle scorse settimane si sarebbero moltiplicate le telefonate tra Cugini e i dirigenti dei partiti, in particolare con il Partito Democratico. Che però non avrebbe accettato l’operazione a trazione Cugini. Operazione probabilmente percepita dai dirigenti Dem (in quel di Olbia), come un mezzo per aiutare indirettamente Biancareddu, e l’opzione di sostenere Biancareddu è duramente ostacolata dai vertici regionali del Partito Democratico. Secondo indiscrezioni, nei mesi scorsi ci sarebbe stato un avvicinamento tra Renato Cugini e Mario Addis. Della vicinanza di Cugini – Mario Addis – Biancareddu se ne parla da settimane, e a pagarne per primo le conseguenze, è stato proprio Mario Addis. In questo labirinto di equilibri e fini non dichiarati, la conseguenza è stata una frattura interna: Mario Addis (ex Pd), che insieme a Cugini non guardava con ostilità a Biancareddu, è finito proprio nell’orbita di quest’ultimo, arrivando perfino all’espulsione dal Partito Democratico, di cui era stato segretario. Mario Addis avrebbe forse preferito, dicono alcuni, perdere ancora tempo, forse sino all’ultimo. Del resto in tutti questi mesi a chi chiedeva conto se realmente si fosse impegnato con Biancareddu, Addis avrebbe sempre garantito una certa smentita. Poi un messaggio di troppo, pubblicato a sorpresa su un blog cittadino, ha rovinato tutto. Si è dovuto dichiarare. E probabilmente, l’azzardo costerà caro per il futuro politico di Addis.
Tornando a Cugini, Frediani, dunque, godrebbe del sostegno solo di Sinistra Futura e Rifondazione Comunista, che tra l’altro sembrano aver superato, forse, vecchie divisioni interne tra i propri dirigenti proprio in vista delle comunali.
Nel frattempo, la maggioranza delle forze di centrosinistra avrebbe dato vita a una lista alternativa denominata “Alleanza di Sinistra per Tempio”, dandosele a gambe levate da Cannas, Tendas, Cugini e Cossu, e dunque lontani da Frediani. Resta da capire se, alla fine, Frediani confermerà davvero la sua discesa in campo, sostenuto solo da Sinistra Futura di Cugini, e da Rifondazione Comunista di Cannas, contro una lista di Centro Sinistra dove ci sarebbe Sinistra Italiana, Europa Verde, Rossomori, Resistenza Gallura e in avvicinamento il M5S cittadino che dopo anni si sarebbe nuovamente riunito, nonché contro una lista del PD che sosterrà Giannetto Addis.
Il fronte del Partito Democratico.
E se fin qui tutto potesse sembrare un semplice susseguirsi di colpi di scena, il meglio deve ancora venire. Perché queste manovre, in realtà, si scontrano con equilibri che si decidono ben oltre i confini di Tempio. E forse guardando alle politiche, passando per le provinciali e perché no, per le regionali. Impegni presi in tempi nei quali, le attuali compagini, non erano preventivate.
Nel Partito Democratico, il presidente provinciale è il tempiese Antonio Balata, già candidato sindaco sconfitto da Andrea Biancareddu. Balata viene indicato da tempo come vicino al centrodestra di Gianni Addis e, più precisamente, come uno degli sponsor della presenza di Monica Liguori, proveniente da quell’area. Secondo diverse indiscrezioni, sarebbe stato lui a favorire i tentativi di avvicinamento del Pd a Gianni Addis o, quantomeno, ad avere un ruolo nelle difficoltà incontrate nei mesi scorsi da Marina Tamponi nel portare avanti un progetto unitario a trazione democratica, ma sganciato da Addis, Biancareddu e Carta.
Il Pd tempiese guidato allora da Marina Tamponi aveva scelto una linea netta: no a Biancareddu, per il vincolo regionale; no ad Addis, per una ragione politica e di coerenza, avendolo contrastato per anni in Consiglio comunale; no a Carta, per la presenza nella sua area di candidati riconducibili al centrodestra, come Alessandra Amic, sulla cui candidatura sarebbe pesato un veto. Ma Carta, non ha voluto rinunciare alla Amic, poco incline ai veti.
Poi è arrivata la caduta della Tamponi. E con essa è cambiato anche l’assetto del partito. Il Pd, passato sotto la regia di Mariangela Marchio, segretaria provinciale, e affidato a Tempio a una commissione incaricata di guidarne il cammino, avrebbe confermato il no a Biancareddu e a Carta per le stesse ragioni già enunciate dalla Tamponi. Ma avrebbe invece scelto l’alleanza con Gianni Addis. Una scelta che presenta più di una contraddizione che si vocifera tra gli elettori del PD cittadino. Addis, infatti, alle regionali aveva sostenuto in modo compatto la Lega di Andrea Biancareddu, collocandosi su una linea opposta a quella di Emiliano Deiana, sostenuto invece da Marina Tamponi. Deiana era il nome alternativo alla sfera d’influenza della giunta Addis, che faceva riferimento proprio a Biancareddu. Oggi, però, lo stesso Deiana risulterebbe vicino ad Addis, entrando così in rotta di collisione con quei democratici cittadini che, fino a ieri, lo avevano sostenuto. Il che lascerebbe intendere che il peso del PD alle comunali, non sarà quello delle regionali, senza contare la grande dispersione di candidati. Sembrerebbe che dopo il voto regionale, Deiana non sia stato molto vicino alla Tamponi che lo aveva sostenuto, Tamponi che tra l’altro per sostenere Deiana aveva rotto con Comerci. Anzi, Deiana viene accreditato come tra quei dirigenti del partito che hanno portato avanti la linea Balata, insieme a Giuseppe Meloni, vice presidente della Regione Sardegna, stimolato forse dalla decennale amicizia tra Gianni Addis e Nardino Degortes. Di questo labirinto di equilibri dedicheremo un apposito articolo nei prossimi giorni.
Il fronte Carta.
In mezzo a questo caos, tra ritorno del passato, avanza un’altra candidatura. È quella di Fabrizio Carta, classe 1984. Il suo progetto, si legge sui social del gruppo, nasce come iniziativa prevalentemente nuova e civica, rafforzata negli ultimi mesi da alcuni partiti, raccogliendo inoltre anche il sostegno di due ex candidati sindaco: Nicola Comerci con una folta rappresentanza del centro sinistra e Alessandra Amic, la quale avrebbe lavorato nel corso di questa legislatura in stretta sinergia con Alessandro Cordella e lo stesso Nicola Comerci.
Attorno alla candidatura di Carta si starebbe costruendo una coalizione politica piuttosto singolare, che unisce ad una forte componente civica pura, partiti di centrosinistra e personalità di centrodestra in una coalizione civica puramente trasversale. L’obiettivo dichiarato è superare le tradizionali contrapposizioni ideologiche. Nelle ultime settimane ha innalzato il livello di comunicazione, aspetto del quale Carta sarebbe esperto conoscitore.
Il fronte Masu.
Completamente diversa la strategia scelta da Gianna Masu. La sua candidatura nasce senza alcuna alleanza politica. Masu, membro dello staff del sindaco Nizzi a Olbia, ha scelto di puntare tutto su un metodo opposto a quello della politica tradizionale. Niente grandi campagne mediatiche. Niente bombardamento social. Una lista dichiarata di 12, come per rappresentare decisione e semplicità. “o tutti o nessuno”, aveva dichiarato a dicembre nell’assemblea pubblica. Difficilmente smentirà se stessa. La sua comunicazione si fonda quasi esclusivamente sul porta a porta. Un modo di fare politica che vuole rappresentare uno stacco netto rispetto ai rituali classici della competizione elettorale.
Il paradosso tempiese.
E qui si arriva al punto più curioso della vicenda. Secondo un recente sondaggio pubblicato da Bidimedia, una eventuale convergenza tra le candidature di Carta (che risulterebbe primo) e Masu (che risulterebbe quarta) potrebbe addirittura permettere al cosiddetto “nuovo” di superare il blocco rappresentato dai tre ex sindaci già al primo turno. Il che renderebbe ancora più evidente il paradosso di queste elezioni: tre ex primi cittadini in campo contemporaneamente, mentre due candidati alla loro prima esperienza politica rappresentano l’alternativa.
Tempio, insomma, si trova davanti a uno scenario quasi unico. Da una parte il passato che ritorna con Frediani, Biancareddu e Addis. Dall’altra il tentativo di voltare pagina con Masu e Carta. Come spesso accade nella politica italiana – e forse ancor più in quella dei piccoli centri – non sarà solo una questione di programmi. E in questa storia, il voto tempiese potrebbe riservare ancora qualche sorpresa.
