La paura, la speranza e le cure, Laura: “Così ho sconfitto il tumore al seno”

Il racconto di Laura Diana che vive a Tempio.

Si festeggia oggi, 4 febbraio, la Giornata Mondiale contro il cancro. I casi di tumore in Italia sono stati 337.000 l’anno scorso. La Sardegna purtroppo registra a sua volta migliaia di persone che ogni anno si ammalano di questa terribile malattia. Tra queste anche Laura Diana, 45 anni, originaria di Siliqua, ma residente a Tempio da oltre dieci anni. Laura è una donna dinamica e sportiva, non fuma e conduce una vita sana. In teoria non un soggetto a rischio, insomma.

È madre di tre figli e proprio grazie ad uno di essi un giorno si rende conto che qualcosa non va. Mentre giocava con la sua bambina nel letto, nell’estate di due anni fa, quest’ultima le dà inavvertitamente un colpo al seno: il dolore che Laura percepisce è fuori dal normale, ma soprattutto autopalpandosi, si rende conto di avere un nodulo nel seno destro. Avendo in famiglia una famigliarità al tumore al seno, dal momento che sia sua nonna materna che sua cugina erano morte alla sua stessa età per il carcinoma, decide di fare immediatamente i dovuti controlli e dopo un mese la diagnosi è quella che temeva. Ha un tumore.

“Mi è caduto il mondo addosso – dice Laura -. Il mio primo pensiero dopo aver ascoltato le parole della dottoressa che mi dava la diagnosi della malattia è andato ai miei tre figli, due dei quali molto piccoli. Proprio le ultime due gravidanze ravvicinate tra loro e lo scompenso ormonale ad esso connesso sono state il motivo scatenante il mio cancro”. Questo è ciò che Paolo Veronesi, figlio di Umberto. Laura si reca a Milano presso l’ Istituto Europeo di Oncologia per farsi curare. Una scelta comune quasi ad un sardo su cinque, che sceglie andare fuori Sardegna, dovendo sostenere tutte le spese aggiuntive per gli spostamenti, i pernottanenti, eccetera.

Laura sceglie Milano anche perché sa che il centro è all’avanguardia e sopratutto trova nelle parole del suo medico chirurgo, Paolo Veronesi, la forza per andare avanti. “Quando gli dissi che avevo paura di non veder crescere i miei figli, lui mi ha risposto che li avrei continuati a veder litigare a lungo – continua -. Ho subito un primo intervento a luglio 2018. Dopo due settimane sono tornata al lavoro. Ma ad agosto, ho dovuto subire un secondo intervento: il secondo in poco più di un mese. Una mastectomia totale del seno destro, perché nel frattempo i chirurghi si erano accorti che il cancro si era radicato oltre il quadrante iniziale”.

L’istituto garantisce l’immediata ricostruzione della mammella amputata. Ma nel caso di Laura questo è possibile solo dopo più di un anno: nel frattempo ha affrontato 12 cicli preventivi di chemioterapia, nel corso dei quali ha perso i capelli. Il marito Francesco ed i suoi tre figli, che aveva messo da subito al corrente del suo stato di salute, le stanno vicini e col tempo riesce a sconfiggere definitivamente il tumore. Ogni sei mesi deve ancora fare degli screening di controllo.”L’ultimo l’ho ritirato proprio stamattina, fatto a Tempio dove ho consigliato di andare anche alle mie amiche e grazie a Dio è tutto a posto. Sono felicissima”, racconta.

Gli screening appunto. Un tasto dolente. Nel 2020 in Italia c’è stata una diminuzione di ben 2.000.000 di visite a causa dei problemi di accesso nei nosocomi dovuti al Covid 19. Il tumore al seno colpisce in Sardegna una donna su otto ed un uomo ogni 600. L’abbandono del fumo da tabacco che rappresenta la causa di un tumore su tre ed uno stile di vita sano, permetterebbero, secondo gli esperti, una riduzione del rischio di contrarre il cancro del 40%. Tra gli altri fattori di rischio, il consumo eccessivo di alcool, il troppo peso corporeo e la sedentarietà. 

Ma, come dice Laura “la malattia è un qualcosa che ti capita mentre stai vivendo. Quando guardo la cicatrice nel mio seno è un segno del fatto che sono viva. Occorre fare la prevenzione, ma se dovessero darci notizia della malattia, occorre affrontarla con ottimismo. Bisogna continuare a vivere e non smettere mai di lottare”, conclude.

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