Anche Arzachena travolta dalla Ghibli-mania con le immagini di ChatGpt

Le immagini in stile Ghibli impazzano pure ad Arzachena

di Pietro Lobrano

Nelle ultime settimane in Gallura, in modo particolare ad Arzachena, è esplosa una nuova tendenza sui social: la Ghibli-mania. Trasformare le proprie immagini in foto in stile studio Ghibli grazie all’Intelligenza Artificiale di ChatGpt con funzioni visive. Il risultato? Illustrazioni che sembrano uscite da un film dello studio: cieli acquerellati, colori delicati, tratti dolci e scenari magici.
Come detto, anche ad Arzachena questa moda è diventata virale perché permette a chiunque di vedersi come un personaggio di un film Ghibli, con un mix di nostalgia e creatività che conquista a prima vista.

Cos’è lo stile Ghibli?

Lo stile Ghibli nasce con lo Studio Ghibli che è una celebre casa di produzione cinematografica giapponese fondata nel 1985 da Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Toshio Suzuki. È conosciuto in tutto il mondo per i suoi film d’animazione poetici e visivamente straordinari, capaci di raccontare storie profonde attraverso un’estetica unica.
Lo Studio Ghibli è molto più di una casa di produzione: è un universo immaginifico che ha rivoluzionato il mondo dell’animazione. Con capolavori come “La città incantata“, “Il mio vicino Totoro” e “Il castello errante di Howl“. Il suo stile inconfondibile ha incantato generazioni in tutto il mondo. Oggi lo Studio Ghibli è tornato più che mai protagonista grazie a un trend virale: sempre più persone vogliono trasformare le proprie foto in immagini in stile Ghibli grazie all’intelligenza artificiale di ChatGPT.
Questa attuale moda, comunque, non è esente da critiche nè da controversie legali che ruotano attorno ai diritti di autore ed alle opere intellettuali.
Nonostante la viralità non mancano, infatti, gli interrogativi sul tema del copyright che ha visto coinvolta la società OpenAi autrice di questo fenomeno chiamato appunto “Ghiblification“.

Si stanno infrangendo dei limiti legali?

Al di la di questo interrogativo, il caso OpenAi-Ghibli porta a galla una questione molto più profonda: cosa definisce la creatività nell’era dell’intelligenza artificiale? Per molti quest’esplosione dello stile Ghibli ha il merito di avvicinare le persone all’arte. Ma chi con la creatività ci lavora – pensiamo agli sceneggiatori e creativi di Hollywood che nel 2024 hanno firmato una petizione contro l’uso delle opere protette per addestrare l’IA – parla apertamente di “furto culturale”. L’IA si ispira allo stile di chi ha fatto dell’artigianalità e della lentezza un atto di resistenza. Quell’estetica era nata per celebrare la natura, il tempo che scorre, il gesto. E per questo la “Ghiblification” è come una sveglia che suona per ricordarci che tra creatività umana e potenza artificiale il confine non è scritto nel codice, ma nella coscienza collettiva.

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