Arrestato 13 anni dopo il tentato stupro a Porto Cervo, la vicenda

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L’uomo è stato arrestato per il tentato stupro avvenuto a Porto Cervo nel 2012.

Tentò di compiere uno stupro contro la colf che dormiva nella sua stanza a Porto Cervo, colpendola anche con calci e pugni. Per questa violenza, accaduta 13 anni fa, ora Alfredo Maria Pozzi, un commerciante campano è finito in carcere, dopo che la condanna è diventata definitiva.

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La Cassazione ha deciso che l’uomo deve scontare un anno e dieci mesi di reclusione per l’episodio avvenuto a Porto Cervo nel 2012. L’ordine di arresto, emesso dalla Corte d’Appello di Sassari, è stato eseguito dai Carabinieri ad Aversa.

La lunga battaglia legale della vittima.

I fatti accaddero nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2012, quando l’imputato si introdusse nella camera della colf nella sua villa di Pantogia, quando la donna dormiva. L’imputato, dopo averle strappato il pigiama, avrebbe tentato di abusare di lei. La donna, terrorizzata, ha cercato di divincolarsi, ma è stata aggredita con calci e pugni dal commerciante.

Nonostante la violenza subita, la colf riuscì a rifugiarsi prima nella camera da letto della madre di Pozzi e poi a fuggire in strada. In stato di shock e ferita, fu soccorsa da una pattuglia di vigilantes del Consorzio Costa Smeralda, che la trovò in lacrime. Gli uomini della vigilanza privata la accompagnarono in ospedale, dove ricevette le cure necessarie prima di essere dimessa dopo alcune ore.

La denuncia della vittima e le prime indagini portarono all’arresto di Pozzi da parte dei carabinieri con l’accusa di violenza sessuale. Posto agli arresti domiciliari e, al termine del processo, venne condannato a due anni e tre mesi di reclusione per tentata violenza sessuale. Il pubblico ministero aveva inizialmente richiesto una pena di tre anni e quattro mesi, ma il collegio giudicante, presieduto da Caterina Interlandi, decise di derubricare il reato da violenza sessuale a tentata violenza sessuale, riducendo così la condanna.

L’aggressione ha avuto conseguenze devastanti sulla vita della donna, che ha dovuto affrontare non solo le ferite fisiche, ma anche un trauma psicologico profondo. Il trauma più devastante per la donna fu soprattutto la reazione della famiglia Pozzi che, nel tentativo di proteggere il figlio, aveva minacciato la vittima, con gravi ritorsioni affinché ritirasse la denuncia. Querela che è irrevocabile per legge. Il padre avrebbe tentato pure di risolvere la vicenda con un’offerta economica. Tuttavia, la vittima aveva trovato il coraggio di portare la vicenda in tribunale e costituirsi parte civile: ora, dopo 13 anni l’uomo andrà in carcere per scontare la pena.

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