Gian Mario Pileri presidente di Fiavet, la federazione delle agenzie di viaggio
Dalla Gallura ai vertici delle agenzie di viaggio, Gian Mario Pileri presidente nazionale di Fiavet Confcommercio. Quarant’anni di agenzia, quasi mezzo secolo nel mondo del turismo. Chiamatela come volete, se non è passione è forse testardaggine sarda, anzi gallurese. Quarant’anni infuocati, nel curriculum di Gian Mario Pileri.
62 anni, arzachenese, dall’1 aprile presidente nazionale Fiavet, federazione che raggruppa gli agenti di viaggio. Prima, però, per dieci anni ha diretto la succursale sarda. Un passista, si potrebbe dire, uno che non da nell’occhio e poi vien fuori alla distanza. Oppure un “culo di pietra”, dieci ore al giorno di scrivania.
Solo tattica?
“Non direi. Ci son stati gli inizi nell’azienda di famiglia, la ‘Pensione Innocenti’ ad Arzachena, e l’Hotel Santa Lucia. E poi l’Hotel Cervo e l’Hilton a Londra, non esattamente un passatempo”.
Poteva rimanere lì…
“Dopo qualche anno, era l’87, a Londra ricevetti una chiamata di mio padre: diceva che cercavano gente per un’agenzia di viaggio appena aperta, si chiamava e si chiama Sardinia International Travel. Allora, aveva sede a Porto Cervo. Oggi la guido io, ma si è spostata ad Olbia.”
Complimenti per la durata. Ma, come presidente, ha scelto un brutto momento per farsi eleggere.
“Nel turismo siamo abituati. Abbiamo superato l’attentato alle Torri di New York, abbiamo assistito alle rivoluzioni arabe, e poi due anni di chiusura per il Covid. Un bel rodaggio”.
Il turismo è in subbuglio, e non solo in Italia : aeroporti chiusi, destinazioni come Dubai, Turchia, Qatar e anche Grecia off limits per un po’. Per la Sardegna puo’ essere un’occasione?
“Probabilmente sì. Molti viaggiatori che avrebbero scelto questi paesi in un momento tranquillo, adesso possono venire da noi. È la classica occasione da sfruttare”.
Siamo pronti?
“In dieci anni, lavorando sodo, in Sardegna siamo passati da 16 milioni di presenze a 22. E poi continuano ad aumentare i collegamenti aerei: 85 quest’anno, mai così numerosi, coprono tutta l’Europa”.
Ma si tratta in gran parte di voli stagionali.
“Certo, però servono comunque. C’è il turista da spiaggia che vuole solo luglio e agosto, c’è anche il viaggiatore colto, che magari predilige aprile”.
Si scrive spesso di coordinamento fra i tre aeroporti di Alghero, Olbia e Cagliari.
“Per adesso c’è una proprietà unica per i primi due, la F20. Cagliari potrebbe unirsi presto”.
E poi c’è quel nome che fa sognare: si chiama volo Olbia-New York.
“Un’idea strepitosa, nata dalla collaborazione con Delta Airlines. Il volo ci sarà dal 24 maggio al 31 ottobre, e avrà cadenza di 4 volte la settimana. Agganciare New York alla Gallura può voler dire 500 turisti Usa a settimana. Solo per partire.”
Quindi?
“Quindi saremo a New York a fine mese, con l’assessore al Turismo Cuccureddu e operatori sardi. Poprio per allargare i contatti, cercare compratori, studiare i target dove possiamo arrivare. Credo non ci
sia bisogno di spiegare cos’è il mercato a stelle e strisce. Gli americani sono big spender, amano scoprire tutto di una destinazione”.
Franco Cuccureddu è un buon assessore?
“Forse il migliore, da vent’anni a questa parte, e non lo dico per piaggeria. La Sardegna offre eventi nazionali che fanno da attrattori: turismo, musica, gastronomia, sport. È presente in 32 fiere in giro per il mondo. Insomma, si torna a parlare di destinazione forte“.
Cosa manca, allora?
“Manca l’attenzione agli operatori, agli agenti di viaggio che sono l’anello debole della filiera turismo. Spesso costretti da vincoli legislativi molto stretti, con la concorrenza spietata degli abusivi. Occorre farsi sentire di piu’ dal Palazzo, se necessario battendo i pugni. La Fiavet farà anche questo”.
Cosa manca alla Sardegna, dicevamo…
“Intanto la copertura web su tutta l’isola, che ancora non c’è. Oggi è Internet la vera guida di viaggio, ovunque nel mondo alberghi e ristoranti offrono collegamenti e connessioni sicure. Su questo, noi siamo indietro. Poi, una maggiore lotta ai b&b non registrati, che drogano il mercato. Solo Olbia ne ha 3.500, di cui registrati solo 2.200”.
Per chiudere?
“Ci vuole il coraggio – e qui parlo soprattutto degli albergatori – di aprire davvero le strutture da aprile a ottobre. Avere la forza di resistere, di proporre percorsi nuovi, idee. Nel turismo, la Sardegna ha tutto per vincere”.
