Il Carnevale scatena l’ironia tra Olbia e Tempio
C’è un’ironia tutta gallurese nel modo in cui il Carnevale, quest’anno, ha finito per raccontare Olbia e Tempio più di tante analisi sociologiche.
E non poteva che essere una pagina social, quella di Canale 48 News, emittente televisiva geograficamente vicina a Tempio Pausania, a fotografare con sarcasmo una vicenda che, al netto della goliardia, dice molto dei due modelli di festa e di identità.
Il riferimento è allo stop al Carnevale di Olbia, annunciato ufficialmente dagli Amici del Carnevale Olbiese per motivi economici. Una notizia che ha fatto rapidamente il giro del territorio e che Canale 48 ha commentato ricordando un episodio ancora fresco nella memoria collettiva: lo scambio di sfottò tra Olbia e Tempio durante l’edizione 2025.
Il gallo e la cozza
All’epoca, il Carnevale olbiese aveva debuttato sui social con una vignetta dall’esordio dichiaratamente pomposo: Cozza Mascherata, nuova mascotte cittadina, che portava a spasso il Gallo Frijola, simbolo storico di Lu Carrasciali Timpiesu, accompagnata dallo slogan “chi ci ama, ci segue”.
Tempio aveva risposto come sa fare: ironia secca, irriverente, senza prendersi troppo sul serio.
Un anno dopo, osserva Canale 48, lo scenario si è ribaltato: “la cozza resta in garage, mentre il gallo sfilerà come di consueto”. Una battuta, certo. Ma anche una fotografia.
Perché mentre a Olbia il carnevale si ferma – travolto dai costi, dalle difficoltà organizzative e da un modello che richiede risorse sempre più consistenti – a Tempio “Lu Carrasciali” va avanti come ogni anno. Non per caso, sottolinea l’emittente, ma per una tradizione che lì non è un evento, bensì un fatto identitario.
“Il Carnevale a Tempio ce l’hanno nel Dna” scrive Canale 48, ricordando come la partecipazione inizi letteralmente dalla culla, tramandata di generazione in generazione. Un’affermazione colorita, ma non lontana dal vero: Lu Carrasciali Timpiesu è una macchina culturale prima ancora che organizzativa, capace di rigenerarsi ogni anno quasi naturalmente.
Olbia, dall’altra parte, resta una città che eccelle nei grandi eventi, nei concerti, nei numeri importanti, nel Capodanno di richiamo nazionale. Lo riconoscono gli stessi tempiesi, che parlano di Olbia con «stima e riconoscenza». Ma il carnevale, evidentemente, segue logiche diverse: meno spettacolo, più comunità; meno evento, più rito.
Ed è forse qui che la vicenda della cozza mascherata “rimasta in garage” assume un significato più ampio. Non come sconfitta o autogol – come qualcuno ha ironizzato – ma come segnale di un modello che fatica a reggere quando vengono meno le condizioni economiche e organizzative.
Dispiace, ovviamente, che a Olbia quest’anno non si sfili. Dispiace per chi ci lavora, per i volontari, per i bambini, per una città che aveva provato a costruire una sua narrazione carnevalesca. Ma, come conclude Canale 48, «alla goliardia non si rinuncia e tutto deve andare avanti».
