Un cadavere in stato di decomposizione al largo delle coste della Gallura
Nel mare al largo della Gallura c’è stato il ritrovamento di un cadavere in avanzato stato di decomposizione. Non ci sono ancora conferme, ma potrebbe trattarsi di uno dei due uomini dispersi dopo il naufragio di un peschereccio a Santa Maria Navarrese. Era l’11 febbraio quando il Luigino è colato a picco, portandosi dietro Antonio Morlè ed Enrico Piras. Quest’ultimo indossava una catenina e sembra proprio quella trovata al collo del cadavere recuperato in queste ore. L’avvistamento del corpo a galla è arrivato da un punto al largo dell’isola di Mortorio, una perla dell’arcipelago di La Maddalena che si trova davanti a Porto Cervo.
La motovedetta CP870 della Guardia costiera di Olbia ha raggiunto il punto indicato, a circa 10 miglia dalla costa che corrispondono a una quindicina di chilometri. Una volta recuperato il corpo c’è stato il trasferimento sul molo più vicino in quel tratto di costa: a Porto Cervo. Informato il magistrato di turno ora le indagini sono in mano alla Procura di Tempio, che potrebbe confermare in modo ufficiale l’identità della salma.
L’11 febbraio mentre il motopeschereccio colava a picco il 42enne Antonio Lovicario si era salvato grazie all’arrivo di un altra imbarcazione mentre gli altri due erano scomparsi in mare. Il 18 marzo a 150 metri di profondità c’era stato il ritrovamento del mezzo naufragato, ma nessuna traccia dei corpi. Oggi potrebbe arrivare la svolta per la famiglia di Enrico Piras. Di sicuro il mare custodisce ancora il corpo di Antonio Morlè e non è l’unico: da un anno si sono perse le tracce dei fratelli Giuseppe e Lorenzo Deiana scomparsi mentre pescavano nelle acque di Golfo Aranci.
