Un errore medico di chirurgia estetica a Olbia.
La promessa di un nuovo inizio, un intervento di chirurgia estetica pubblicizzato sui social a Olbia a prezzi stracciati, si è trasformato in un calvario clinico e in una complessa battaglia legale. È la vicenda di M.V., una giovane mamma che nel 2023 si era affidata a una nota clinica medica di Olbia per un intervento di mastoplastica additiva, attratta da una massiccia campagna di social media marketing. Quello che doveva essere un regalo dopo tre gravidanze si è però rivelato un incubo.
Il racconto della donna.
La donna ha trascinato così la clinica olbiese al tribunale di Cagliari. “Mi sono operata il 23 marzo del 2023 alle 16:30. L’operazione è durata 50 minuti in anestesia locale – racconta M.V. – con una tecnica di tumescenza fredda (un’anestesia usata e sponsorizzata dalla nota clinica ndr.)”.. Dopo pochi giorni si è accorta ben presto della gravità della situazione. “Verso Pasqua mi accorgo che i seni sono asimmetrici, uno di questi è così alto da arrivare quasi al collo. Inoltre avevo febbre a 40 e mi hanno trovato un sieroma“.
Nonostante le tempestive segnalazioni della paziente, il medico ha continuato a prescrivere terapie a base di cortisone rivelatesi del tutto inefficaci, proponendo in seguito un ulteriore intervento correttivo. La signora ha denunciato anche la totale mancanza di un’assistenza adeguata nel post-operatorio: “Mi ha mandata a casa coi drenaggi che non si pulivano, perché usciva sempre sangue“. A causa dei continui sanguinamenti, delle infezioni e del danno estetico, la donna ha vissuto un vero e proprio tracollo psicologico, affrontando un lunghissimo percorso medico tra tantissime visite senologiche e psichiatriche dovute alla forte depressione sviluppata per la situazione che si era creata. “Mi vergogno anche a mettere un costume da bagno, l’intervento mi ha rovinato la vita”, si sfoga la trentenne.
Il processo e la causa vinta.
Il caso è finito al Tribunale di Cagliari e la conferma dell’imperizia medica è arrivata dalla Consulenza Tecnica d’Ufficio. Il perito nominato dal giudice ha analizzato minuziosamente le complicanze e le infezioni insorte a seguito dell‘intervento difettoso, redigendo una relazione dettagliata che il magistrato ha definito esplicitamente convincente, ponendola alla base del verdetto definitivo. Nella CTU, di una cinquantina di pagine e descrivono l’asimmetria delle protesi, in più problemi che vanno anche oltre la natura estetica e che coinvolgono la salute fisica della paziente.
La sentenza riconosciuto l’errore medico e ha stabilito che il medico dovrà risarcire la donna con 20.000 euro. “Questa cifra servirà per potermi rioperare. Dovrò affrontare un intervento complesso e più costoso a causa dei danni subiti“, ha spiegato la vittima. Tuttavia, la pronuncia del tribunale non ha ancora garantito la dovuta giustizia economica e il risarcimento non è ancora arrivato a causa dei tempi lunghi della giustizia. La controparte ha infatti sfruttato ogni margine concesso dalle lungaggini processuali per differire il pagamento, erigendo un vero e proprio muro di gomma che lascia la paziente formalmente vincitrice ma senza la dovuta tutela economica.
Al di là della battaglia legale per ottenere quanto le spetta, la donna ha voluto raccontare la vicenda dell’errore medico subìto per mettere in guardia chi come lei rischia di cadere nella stessa trappola. “Prezzi troppo bassi per interventi di chirurgia estetica possono essere ingannevoli“, ha spiegato la paziente. L’obiettivo è quello di sensibilizzare l’opinione pubblica sui pericoli legati a certe strategie commerciali aggressive sul web, invitando a diffidare delle strutture che utilizzano i canali social per promuovere interventi chirurgici complessi a prezzi stracciati, poiché dietro a un’offerta apparentemente vantaggiosa possono nascondersi standard di sicurezza carenti e conseguenze drammatiche per la salute.
