A Conca Entosa la ricostruzione dell’omicidio di Cinzia Pinna

Cinzia Pinna

Il femminicidio di Cinzia Pinna.

Due ore di sopralluogo sono state utili a ricostruire la dinamica dell’omicidio di Cinzia Pinna nella tenuta di Conca Entosa. Ciò è stato fondamentale per verificare la fondatezza del movente fornito da Emanuele Ragnedda, reo confesso del femminicidio, avvenuto tra l’11 e 12 settembre scorso nella sua villa tra Palau e Arzachena.

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Per la ricostruzione, i carabinieri del RIS di Cagliari, affiancati dal medico legale Salvatore Lorenzoni – lo stesso che ha eseguito l’autopsia, l’entomologa Valentina Bugelli, hanno riposizionato in casa il divano che presentava le tracce di sangue della 33enne di Castelsardo e anche delle sagome per tentare di ricostruire tutta la dinamica dell’omicidio e la posizione di Emanuele Ragnedda e della vittima, quando l’uomo ha sparato i tre colpi sul viso sulla donna. Gli spari, secondo l’autopsia, sono partiti, infatti, in una posizione molto vicina alla 33enne.

La posizione della ristoratrice.

Al termine del sopralluogo, il difensore della donna, Francesco Furnari, che parla di lei come della fidanzata di Ragnedda, ha affermato che dai tabulati telefonici che loro stessi hanno fornito ai magistrati risulterebbe che il telefono di Rosa Maria Elvo è stato usato per chiamare un numero fisso che è stato digitato da Ragnedda per comprare un divano.

Ha precisato però che la Elvo non è mai andata ad acquistarlo, ma era a Conca Entosa quando pochi minuti dopo il divano è arrivato, assistendo al suo posizionamento da parte dell’addetto insieme a Ragnedda. Secondo l’avvocato, l’imprenditore avrebbe giustificato il nuovo divano alla donna sostenendo di averlo sporcato dopo aver ucciso un cane.

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