Una delle donne che avrebbe ricevuto avances dall’omicida di Cinzia Pinna.
“Ragnedda era degenerato negli ultimi mesi e non era più lui”. Una delle donne, che chiameremo Alice, conosceva da anni il 41enne reo confesso dell’omicidio di Cinzia Pinna e aveva smesso di frequentarlo proprio perché avrebbe cominciato a farle delle pesanti avance telefoniche. “Mandava foto hard a una certa ora della notte e poi si scusava. Non conosco donne a cui non lo ha fatto, anche a mamme. Qui Arzachena lo sapevano tutti“, racconta Alice riguardo alle presunte molestie dell’imprenditore accusato di aver ucciso la 33enne a colpi di pistola nella sua tenuta.
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Di Emanuele Ragnedda viene fuori un uomo finito nel baratro negli ultimi tempi e che, per questo motivo, aveva avuto anche qualche problema sul lavoro. Di facciata un uomo di successo, poi la maschera cadeva. “Contattava le donne sopratutto la notte, quando era su di giri. Mi ha invitata ad andare alla sua tenuta, ma io l’ho bloccato, come hanno fatto molte. Un po’ ci sentiamo responsabili di ciò che è accaduto a Cinzia, ma non si era mai spinto oltre quelle foto e quei messaggi volgari – aggiunge Alice -. Non percepivamo una minaccia e nessuno poteva immaginarsi che avrebbe ucciso una donna, ma di una cosa sono sicura è che se mi avesse mostrato la pistola io lo avrei denunciato subito perché non si può lasciare un’arma in mano a chi usa sostanze”.
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Una delle domande che si fanno molti ad Arzachena, infatti, è come mai uno che si spingeva ad eccessi potesse avere una pistola in mano. “Era spaccone e tendeva a vantarsi per le sue ricchezze, sopratutto quando faceva uso di sostanze. La cosa assurda è che lui si professava pro-donna, quando poi ci trattava con poco rispetto, con molestie e, ripeto, non conosco nessuna a cui non lo ha fatto e posso confermare tutto ciò che è stato scritto finora sulla stampa. Il rammarico è non essere riusciti a fermarlo in tempo”, conclude la donna.
