Caso Ciro Grillo, la difesa vuole impugnare la sentenza

La difesa di Ciro Grillo e gli imputati per stupro di gruppo vuole impugnare la sentenza.

Il deposito delle motivazioni della sentenza che ha condannato Ciro Grillo e i suoi tre amici per violenza sessuale di gruppo ha scatenato polemiche, con la difesa degli imputati che vuole impugnare la sentenza perché ritiene i suoi assistiti innocenti ai fatti. Secondo il collegio di Tempio Pausania, i rapporti consumati quella notte sarebbero avvenuti in un contesto di particolare brutalità e predazione, privo di qualsiasi forma di consenso.

Cosa dice la sentenza.

I giudici hanno sottolineato come il gruppo abbia agito con coesione, approfittando della fragilità della giovane e del suo stato di ubriachezza, che l’avrebbe resa incapace di reagire. Per il Tribunale, il racconto della vittima è pienamente attendibile poiché rimasto immutato nel suo nucleo essenziale fin dall’inizio, trovando inoltre conferma nei video acquisiti agli atti, definiti chiari e inequivocabili, e nei lividi riscontrati sul corpo della ragazza, che i magistrati attribuiscono direttamente alle violenze e non ad altre attività.

I legali di difesa.

Di parere opposto sono i legali degli imputati, i quali hanno già annunciato il ricorso in appello criticando aspramente l’impianto motivazionale. L’avvocata Antonella Cuccureddu, difensore di Francesco Corsiglia, dichiara in un articolo su L’Unione Sarda che la sentenza si limiti a compiere un atto di fede verso i pochi e frammentari ricordi della denunciante, i quali sarebbero peraltro smentiti dalle altre testimonianze e dai dati obiettivi. La penalista evidenzia come il Tribunale abbia eluso le criticità del racconto della giovane.

Sulla stessa linea si è espresso l’avvocato Mariano Mameli, difensore di Edoardo Capitta, il quale in un articolo su La Nuova Sardegna osserva che le consulenze tecniche e gli interrogatori resi dagli imputati nell’immediatezza dei fatti sembrano essere del tutto spariti dal ragionamento del Tribunale. Il legale solleva dubbi sulla coerenza del comportamento della ragazza, citando episodi come lo spostamento al bar dopo il primo rapporto o il fatto che la giovane abbia seguito gli imputati a comprare le sigarette, gesti che a suo avviso stridono con gli elementi di coercizione nei rapporti con i ragazzi. Per la difesa, il problema principale risiede nel fatto che decine di argomenti raccolti in tre anni di dibattimento non sarebbero stati né soppesati né confutati, ma semplicemente ignorati, impedendo agli imputati di comprendere il percorso logico che ha condotto il collegio al proprio convincimento.

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