Parla Fabrizio Derosas
L’olbiese Fabrizio Derosas, anima culturale della città, racconta le ultime iniziative e ricorda il recente passato. L’ultima iniziativa è l’introduzione alla rassegna ” L’Occhio del Novecento”, voluta dal Cineclub Olbia e soprattutto dal suo presidente Manfredi Sanna: otto serate tutti i mercoledì alle “Casermette” di via Mameli 48, nuovo spazio culturale ricco di progetti.
Questo mercoledì 18 febbraio, per dire, sarà di scena “L’Avventura” di Michelangelo Antonioni, film immortale che di anni ne ha 66: “Otto classici da riproporre – spiega Fabrizio Derosas – Avevamo pensato anche a “Deserto Rosso”, poi abbiam ceduto al fascino di Monica Vitti e di Lea Massari”.
53 anni, olbiese, aria sempre ribelle ed eskimo gucciniano, da un quarto di secolo Fabrizio è l’animatore culturale per eccellenza in città. “A raccontarlo fa quasi ridere: ma non era facile vivere nella Olbia degli anni Ottanta – aggiunge deciso -. Parlo di offerta culturale, s’intende, non di panorami o paesaggi che erano e restano meravigliosi. Ammetto, eravamo forse troppo polemici, ma qui in Gallura si sentiva forte il gap con Sassari e Cagliari”.
Eravamo: plurale maiestatis?
“Decisamente no. Stavo in un piccolo appartamento in via Mameli: senz’accorgermi, diventò il rifugio, il riferimento di giovani cinefli: Antonello ed Egisto Idini, Gianni Spano, Giada Rinaldi, Romina Soru, Mario Marras e tanti altri. Una ventina di ragazzi indecisi a tutto, però sapevamo farci sentire “
Battaglie?
“La prima, la più importante quella per la riapertura di una sala di proiezioni. Per una decina d’anni Olbia era rimasta senza un cinema, le due sale avevano chiuso travolte dalla crisi. Ci sembrò un intervento doveroso, andammo avanti per almeno due anni”.
Risultati?
“Battaglie di piazza, scioperi degli studenti e scuole chiuse. Il gruppo si chiamava “Li Peng”: organizzammo anche talk con i politici e programmi non-stop sulle radio locali. Lo slogan era “Ci hanno rubato chilometri di pellicola. Chi ce li restituirà?” Alla fine la spuntammo, l’Olbia riaprì i battenti”.
Oggi, la battaglia andrebbe fatta per un multisala degno di questo nome…
“Questione di esigenze e di mentalità. C’è però un’anima olbiese sincera che il cinema ce l’ha nel sangue. Penso alla Rassegna del Cinema d’autore degli anni Sessanta”.
Siamo all’archeologia culturale.
“Forse. Però mi piacerebbe che un ragazzo di oggi, 2026, capisse l’Olbia di allora. Niente cinema, ma neppure centro congressi, sala concerti, teatro, museo. Una situazione che oggi apparirebbe impensabile. Le conferenze, gli incontri (cultura, scienza, economia) si facevano tutti al liceo Gramsci, altri spazi pubblici non esistevano”.
Panorama apocalittico. È ancora così?
“Non scherziamo. Le basi di una cittadina moderna, aggiornata, aperta ormai ci sono. Son fiorite le associazioni, gli spazi come il MusMat, abbiamo un museo archeologico, l’università. Anche le “Casermette”, nel loro piccolo, aiutano la discussione e il dibattito”.
Documentari e rassegne a non finire, aiuto regista di Piero Livi nei suoi ultimi film. Ma anche televisione.
“Sì, il nome del programma era Vox Populi. Dal 2011 al 2020, su TtsGalluraChannel”.
