Dal processo a Ciro Grillo i pregiudizi sulle vittime di stupro.
Oggi è il giorno decisivo per l’udienza del processo per stupro di gruppo al quale sono accusati Ciro Grillo e tre suoi amici, poiché sono state richieste le condanne per gli imputati. Un processo lungo e faticoso da cui sono emersi anche i forti pregiudizi che ancora oggi le donne che denunciano devono affrontare.
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Da una parte Ciro Grillo, che dichiara che tra poco sarà padre di una femminuccia e si dichiara innocente, dall’altra, nello stupore generale, emergono dettagli dagli atti sulle parole degli imputati usati contro le due ragazze che si trovavano nella villa dei Grillo in Costa Smeralda. Ed è l’avvocata della presunta vittima, Giulia Bongiorno, a citarli dopo le richieste del pm.
“In chat era stata definita troia perché aveva bevuto alcolici”, ha affermato Bongiorno, denunciando la narrazione sessista emersa dai messaggi privati. La legale della studentessa ha evidenziato che ”le ragazze vengono sistematicamente chiamate troie”, evidenziando un doppio standard culturale verso la libertà sessuale femminile, che fa parte della cultura dello stupro.
Il rapporto tra donne e sessualità, ma più in generale, tra donna e libertà sessuale è sempre stato problematico in Italia. Nonostante la secolarizzazione in crescita, persiste, inoltre, ancora un pregiudizio forte legato al consumo di alcolici. In altri paesi è più normale vedere donne che eccedono negli alcolici durante le occasioni sociali, in Italia c’è ancora una visione del consumo alcolico come più adatto agli uomini. E’ dunque qui che la donna che eccede viene vista come meno femminile e, di conseguenza, meno rispettabile. In questo caso i retaggi si possono collegare alle origini romane dell’Italia.
Un retaggio antico.
Nella Roma antica, bere vino era considerato un diritto riservato solo agli uomini, mentre alle donne era vietato. A queste ultime, per questo, era permesso bere solo vino diluito con acqua. Questo divieto non era solo una questione di costume, ma era codificato in norme sociali e, secondo alcune fonti, anche giuridiche. Per esempio, esisteva la lex Oppia e altre consuetudini che vietavano alle donne di bere vino puro.
Una moglie sorpresa a bere poteva subire punizioni severe, persino la morte. Questo perché il vino era associato alla libertà sessuale e al disordine morale, due cose che la società romana voleva tenere sotto controllo nelle donne. Si dice persino che i mariti potessero baciare le loro mogli sulla bocca non tanto per affetto, ma per controllare se avessero bevuto vino. La “prova del bacio” (osculum) tra i Romani era un’usanza con una funzione quasi di controllo sociale, che poteva essere messo in atto senza il consenso. Secondo alcune fonti, anche i padri o i fratelli potevano baciare una donna sulla bocca per verificare se avesse bevuto vino. Questo perché il bacio avrebbe permesso di percepire l’odore del vino e quindi di scoprire un eventuale consumo.
Fonti storiche narrano la storia di Egnatia, una matrona romana che, secondo la tradizione, fu punita con la morte dal marito per aver bevuto vino. Uno degli storici antichi che riporta episodi simili è Valerio Massimo, il quale narra che il marito non subì conseguenze legali in merito all’omicidio della moglie, poiché era legittimo in quanto una donna che consumava alcol perdeva il suo onore. Un altro aneddoto riguarda Romilia, che fu punita severamente dalla sua famiglia per lo stesso motivo. Questo dimostra come il controllo sul consumo di alcol da parte delle donne fosse non solo una questione privata tra moglie e marito, ma anche un affare che coinvolgeva l’intera famiglia e la società.
Questa associazione tra il consumo di alcol e la perdita di pudore, la legittimità di mettere in atto una punizione (ieri l’omicidio e il bacio non consensuale, oggi lo stupro) è un retaggio che si è mantenuto, seppur in forme diverse, in molte società. Ancora oggi, in diversi contesti, le donne che bevono alcol vengono giudicate più severamente degli uomini, come se questo minasse la loro rispettabilità. E questo è quello che è emerso negli atti del processo a Ciro Grillo, accusato con altri tre ragazzi di aver stuprato una 20enne che sarebbe stata resa incosciente a causa dell’alcol.
