Il turismo e il futuro di Olbia visti dall’economista: “Tutto in mano alla politica”

L’economista Carlo Marcetti parla di Olbia

Il punto di vista dell’economista per analizzare il turismo e il futuro dell’Olbia tra demografia e impegni della politica. Prudenza innanzitutto. O meglio, precisione. La cifra con cui si muove Carlo Marcetti resta questa. Da docente di economia dei trasporti e del turismo preferisce le analisi calibrate alle previsioni troppo veloci,
un po’ avventate. “Si può dire che la Gallura cresce lentamente, ma a un ritmo continuo. È vero che oggi Olbia e Cagliari sono ormai gli unici poli attrattivi della regione- chiarisce – mentre continua il lento declino di Sassari, che è anche in decremento demografico. Tutto il Nord Est, per esser esatti, dal 2018 al 2023 è cresciuto del 6% come attività d’impresa. Ma la vera sorpresa si stanno rivelando i comuni a sud di Olbia, Budoni cresce dell’8,2%, San Teodoro del 4,5″.

Cosa significa, concretamente?
“Significa che il celebre ‘effetto Costa Smeralda’ si è esaurito. Le nuove energie vengono soprattutto dal Sud, lungo la linea che va da Olbia a Nuoro. È un effetto delle attività turistiche, ma non solo”.

Olbia città di accoglienza, non solo di passaggio?
“Proprio così. I numeri vengono soprattutto dai b&b, e dall’extralberghiero in generale, che cresce con 1800 nuovi posti letto. Una rivoluzione silenziosa, che ha i suoi pro e i suoi contro, e che viviamo direttamente nel centro storico”.

Nuovi visitatori, ma anche il famigerato overtourism?
“In parte si, succede anche in Gallura. Però pian piano stiamo imparando ad identificare il turista tipo che sbarca nel Nord-Est. Sappiamo per esempio che Olbia attira ormai un milione e centomila visitatori all’anno. Soprattutto, l’aeroporto Karim Aga Khan ha ormai un 58% per cento di presenze internazionali. Un dato che deve far riflettere, che induce a un prudente ottimismo”.

Olbia capitale del turismo?
“Non si può ragionare per slogan. Ci sono molti chiaroscuri: del resto fare programmazione non è mai stato facile. Gli economisti, gli statistici possono solo accompagnare le decisioni, che restano esclusiva della classe politica”.

Fondi comunitari?
“Può essere una soluzione. Fondamentale conoscere i bandi europei, restare aggiornati. Mi chiedo quanti sappiano che la Regione Sardegna ha un ufficio a Bruxelles. Il cui scopo è proprio assistere le imprese dell’Isola nel dialogo con la burocrazia europea”.

Molto da fare, quindi?
“Non conosco le ultime novità. Precedentemente, ho studiato a fondo il Piano Interreg. All’inizio, nelle prime azioni. era partito con due soli interlocutori, Sardegna e Corsica. Oggi è completamente trasformato, si è allargato a Liguria e Toscana, e al Dipartimento Alpi Marittime per la Francia. Una mutazione legittima, ma in questi cambiamenti, la Sardegna sembra diventata un riferimento secondario”.

Errori di strategia?
“Il dato evidente è che oggi, febbraio 2026, le due isole di fatto non si parlano. Basta una tempesta per interrompere i collegamenti via mare. Quelli aerei, fra Olbia e Figari sono stati interrotti oltre dieci anni fa, e mai più riattivati”.

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