Caccia in Gallura a Elia del Grande: “Ecco perché sono scappato”

Elia del Grande scrive una lettera in cui spiega il perché è scappato.

Le forze dell’ordine concentrano le ricerche anche in Gallura per rintracciare Elia Del Grande, l’uomo che ha scontato oltre 25 anni di carcere per l’omicidio della famiglia e che una settimana fa è scappato dalla casa lavoro di Castelfranco Emilia (Modena). In una lunga lettera ha spiegato i motivi del suo allontanamento dalla struttura, mettendo in luce quella che definisce una totale inadeguatezza di tali istituti.

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La lettera.

Ha sostenuto che il suo gesto è dovuto alla sopravvivenza di tale inadeguatezza in istituti come le case lavoro, le quali dovrebbero avere l’obiettivo di ri-socializzare e reinserire i soggetti attraverso il lavoro, cosa che, a suo dire, non avviene affatto. Del Grande ha affermato che le case lavoro di oggi sono in realtà i vecchi OPG (Ospedali Psichiatrici Giudiziari) dismessi nel 2015 grazie a una legge, ma che la stessa cosa non è successa per le case lavoro, che sarebbero un recipiente per coloro che hanno problemi psichiatrici e non trovano posto nelle REMS (Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza).

Del Grande ha proseguito descrivendo di essersi trovato quotidianamente a che fare con persone affette da serie patologie psichiatriche e che la terapia, a base di psicofarmaci, verrebbe somministrata in dosi massicce a chiunque, senza problemi. Ha inoltre sostenuto che l’attività lavorativa fosse identica a quella dei regimi carcerari e che le case lavoro sono di fatto delle carceri a tutti gli effetti, complete di sbarre, cancelli e polizia penitenziaria, con orari e regole cadenzate. La differenza, ha sottolineato Del Grande, è che chi è sottoposto a tale misura non è un detenuto, ma un internato, né libero né detenuto, senza possibilità di liberazione anticipata o di beneficiare di rapporti disciplinari, ma solo di proroghe semestrali che, in teoria ma non in pratica, servirebbero a riabituare il soggetto al tessuto sociale esterno e a fornirgli opportunità lavorative, opportunità che, secondo lui, sono negate o limitate a turnazioni carcerarie.

L’uomo ha raccontato di aver riacquistato la propria vita e un equilibrio — con un buon lavoro, una compagna, le abitudini sociali come pagare le bollette — tutto svanito a causa della decisione di un magistrato di Sorveglianza che lo avrebbe nuovamente rinchiuso, facendogli fare “almeno mille passi indietro” e riproponendogli solo la realtà repressiva carceraria. Ha poi aggiunto che la realtà delle case lavoro è persino peggiore, citando il caso di persone internate per anni pur avendo come unica “colpa” quella di non avere un domicilio e una famiglia, sottolineando come l’Italia sia l’unico Paese in Europa ad adottare queste misure di sicurezza.

Elia Del Grande, condannato a 30 anni di reclusione e avendone scontati 26 anni e 4 mesi, ha espresso amarezza per essersi ritrovato “nuovamente peggio di un detenuto”. Ha raccontato di aver visto il mondo crollargli addosso e il suo impegno lavorativo e il percorso di reinserimento durato due anni e mezzo non considerati. Ha criticato le cronache che lo definiscono come un “serial killer” o un “pazzo assassino” senza informarsi su quanto fatto dal giorno della scarcerazione (16 luglio 2023), e ha affermato che questo e molto altro lo hanno spinto a tentare il tutto per tutto per uscire da una situazione alla quale non riusciva ad abituarsi, nonostante tutti i carceri che aveva girato.

“Non sono evaso”

Ha descritto il disagio visto nella casa lavoro come qualcosa che non aveva mai conosciuto prima, definendo la sua azione un allontanamento e non un’evasione. Del Grande ha ringraziato la stampa che ha messo in luce che non si tratta di un’evasione penalmente perseguibile, ma ha espresso la convinzione di pagare ancora il pesante scotto del suo nome e di ciò che ha commesso, ritenendosi amareggiato poiché, a suo avviso, qualsiasi pena si sconti in Italia, si rimarrà sempre responsabili del gesto commesso.

Le ricerche.

Le ricerche si estendono alla Sardegna, un territorio dove Elia Del Grande ha vissuto per un periodo negli anni successivi alla scarcerazione, in alternanza con il Varesotto, stabilendosi negli ultimi mesi a Cadrezzate, nella casa di famiglia. Questo legame geografico spiega la particolare attenzione delle autorità nella ricerca nel Nord dell’isola.

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