Frittelle a peso d’oro, in Gallura il dolce di Carnevale costa come il filetto

Sale il prezzo delle frittelle in Gallura.

In Gallura il Carnevale non è soltanto una festa: è un rito che affonda le radici nei secoli. A Tempio Pausania, cuore del Carrasciali Timpiesu, la celebrazione ha una storia documentata già dal XVII secolo, quando segnava la fine del periodo di riposo degli agricoltori e l’attesa simbolica della rinascita della terra. Protagonista indiscusso è “Re Giorgio”, Gjolgju in gallurese, figura allegorica che incarna la forza vitale destinata a consumarsi nel rogo del martedì grasso, dopo un processo popolare che ancora oggi chiude i festeggiamenti.

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In questo scenario di carri allegorici, Mastri Carrascialai e sfilate che hanno animato la città per una “sei giorni” intensa e partecipata, c’è un altro simbolo che unisce le famiglie galluresi: le frittelle lunghe, “li frisjoli”. Dalla forma allungata e dorata, profumate di agrumi e anice, rappresentano il sapore stesso del Carnevale. Si preparano tradizionalmente dalla Befana fino alle soglie della primavera, ricalcando l’antico calendario festivo.

Eppure quest’anno – ma il trend è ormai consolidato – il prezzo ha fatto discutere: tra Olbia e Tempio Pausania si viaggia mediamente tra i 20 e i 23 euro al chilo, con punte che toccano i 27 euro. Una cifra che, paradossalmente, può eguagliare o superare il costo di un filetto di manzo. Si può risparmiare nei discount, dove il prezzo si aggira sui 18 euro per kg.

Ma perché costano così tanto?

Il primo fattore è la stagionalità estrema. Li frisjioli (le frittelle) si concentrano in poche settimane di produzione intensa. Per molte pasticcerie rappresentano un picco di lavoro che richiede personale aggiuntivo, turni prolungati e una gestione concentrata dei costi.

C’è poi la manodopera artigianale. Non si tratta di un dolce standardizzato: l’impasto deve raggiungere la giusta elasticità, la lievitazione va controllata con attenzione, e la fase di frittura – spesso realizzata con sac_à_poche (le nostre nonne le realizzavano con un imbuto tagliato) per ottenere la tipica forma a spirale allungata – richiede esperienza e manualità. Ogni pezzo è di fatto “realizzato” a mano.

Un capitolo importante riguarda l’olio di frittura, voce di spesa significativa. Per garantire qualità e sicurezza alimentare, l’olio va sostituito frequentemente quando si satura, incidendo sui costi finali. A questo si sommano l’aumento generale dei prezzi di farina, zucchero, agrumi, latte e dei costi energetici per mantenere in funzione laboratori e friggitrici.

Non va sottovalutato anche il fattore identitario e turistico. In un territorio come la Gallura, dove la tradizione gastronomica è parte integrante dell’attrattiva culturale, il prodotto tipico assume un valore che va oltre la semplice somma degli ingredienti. Il prezzo incorpora tradizione, riconoscibilità e ritualità. In altre parole, non si paga soltanto una frittella, ma un simbolo del Carnevale gallurese.

Infine, incide la struttura produttiva locale: molte attività sono artigianali, con numeri limitati rispetto alla grande distribuzione. L’assenza di economie di scala inevitabilmente si riflette sul prezzo al dettaglio. Il confronto con il costo della carne colpisce, ma bisogna considerare alcuni fattori. Il filetto è un prodotto disponibile tutto l’anno, con filiere strutturate e distribuzione ampia. Li frisjioli, invece, sono legate a un periodo breve e a una produzione fortemente manuale. La domanda concentrata e il valore simbolico fanno il resto. Resta però una domanda aperta: fino a che punto il prezzo delle frittelle resta sostenibile per le famiglie? E quando, invece, rischia di trasformare un dolce popolare in un piccolo lusso?

La ricetta.

Se il prezzo delle frittelle sale, la soluzione è prepararle a casa. La ricetta è semplice, bastano pochi ingredienti. La nota blogger Cucinacongiusydolceesalato ce ne suggerisce una. Ecco il necessario: gr 500 farina “00” – gr 500 farina rimacinata grano duro – 1 l di latte tiepido – gr 12 lievito di birra – 1 uovo – n.3 cucchiai di zucchero semolato – 1 pizzico di sale – la buccia grattugiata e il succo di 2 arance biologiche o 1 limone biologico – mezzo bicchierino di anice o grappa – olio di girasole q.b. per friggere – zucchero per passare frittelle q.b.

In una larga terrina, mettete l’uovo e sbattetelo bene con lo zucchero, la buccia grattugiata e il succo delle arance o del limone e il sale. Sciogliete il lievito di birra nel latte tiepido. Poco per volta aggiungete le farine setacciate e lavoratele aggiungendo poco per volta il latte con il lievito, e lavoratele sbattendole dal basso verso l’alto. L’impasto risulterà morbido e liscio. Chiudete con coperchio la terrina e fate lievitare pe almeno 3 ore, finchè si formeranno delle bolle sulla superficie. A questo punto in una larga pentola fate scaldare l‘olio di girasole, riempite la sac a poche, o un imbuto se non ne avete una, e partendo dal centro quando l’olio è caldo iniziate a formare la spirale. Quando saranno dorate mettetele ad asciugare sulla carta assorbente, poi passatele nello zucchero e servitele calde!

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