Violentata a 11 anni, ecco perché il 45enne gallurese era libero

Massimiliano Mulas ha 20 anni di precedenti per violenza sessuale.

Perché Massimiliano Mulas era libero nonostante precedenti per violenza sessuale da più di 20 anni? Questa è una domanda che molti si stanno ponendo in tutta Italia, perché il 45enne tedesco di origine tempiese ha potuto compiere un’efferata violenza su una bambina di soli 11 anni perché non c’erano misure cautelari nei suoi confronti.

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Le denunce per violenza sessuale sono numerose e si contano dal lontano 2002. La prima condanna risale proprio in quell’anno, dove Mulas aveva ricevuto una pena di 4 anni e 6 mesi per aver tentato di stuprare una turista 33enne nel Trentino. Nel 2006 è stato condannato a 8 anni per aver tentato di violentare due studentesse a Padova. Sei anni fa è andato a processo per aver violentato una 14enne a Perugia, ma fu assolto. Altri casi furono derubricati in atti osceni. L’ultima condanna l’ha scontata nel 2021 a Nuoro: poi da allora è un uomo libero.

Nel suo passato ci sono anche altre gravi aggressioni, una in Sardegna e c’è anche il caso di una ragazza minacciata nel 1998 a Nuoro, con la testa di un cane mozzata. Le condanne scontate per abusi sessuali sono almeno tre, quindi nonostante la recidiva il tribunale non lo aveva considerato socialmente pericoloso, dunque per questo motivo è stato lasciato in libertà, nonostante decine di precedenti e malgrado fosse senza fissa dimora e, quindi, libero di circolare in tutto il Paese, come testimonia la lunga scia di aggressioni sessuali in diverse aree della Penisola.

La reazione della Lega.

Il caso è diventato nazionale e ha scatenato diverse reazioni politiche. La Lega, in particolare, ha rispolverato la castrazione chimica per gli stupratori, specie se si tratta di predatori sessuali seriali. Il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, e il deputato leghista Roberto Calderoli hanno chiesto che in Italia sia introdotta la misura della castrazione chimica a chi compie abusi sessuali, in particolar modo su bambini e minorenni. Anche il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, ha invocato pene dure per casi come questo.

Le violenze sessuali in Italia.

Il Governo italiano aveva annunciato lo scorso 8 marzo l’inasprimento delle pene per reati che riguardano la violenza contro le donne. Oltre al reato di femminicidio, ci sono anche aggravanti di oltre un terzo della pena per chi usa violenza sessuale. Ma la vera rivoluzione è la correzione del codice penale che riguardano i reati di stupro e molestie sessuali, come richiesto dalla Convenzione di Istanbul e come applicato in diversi paesi europei. Si tratta dell’introduzione dell’assenza del consenso, non ritenendo sufficiente punire gli stupratori solo se hanno attuato coercizione, induzione e inganno sulle loro vittime.

La modifica dell’articolo 609-bis e 609-ter del codice penale si trova da marzo in corso di esame in Commissione in sede Referente alla Commissione II Giustizia. La proposta è stata presentata nel febbraio 2024 ed è abbinata a tre progetti di legge che modificano l’articolo introducendo la fattispecie dell’assenza del consenso e ciò renderà possibile punire con maggiore severità gli stupratori. Tra questi, uno dei tre testi diventerà ufficialmente legge. L’Italia su questo si muove con estremo ritardo rispetto ad altre nazioni, ma l’iter sta andando avanti. Tuttavia, le norme da sole non sono sufficienti, poiché è stato riscontrato più volte, anche nei paesi dove oggi è stupro anche solo se non c’è consenso, che nelle aule dei tribunali spesso questo reato non è trattato con adeguata severità, portando così alla reiterazione degli abusi sulle stesse vittime o su altre donne o bambini, come nel caso dell’11enne abusata a Mestre da Mulas.

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