Rischia di morire contagiato a Olbia a soli 45 anni: “Assurdo chi non crede al virus”

La storia di Alessandro Pala di Olbia.

C’è chi ancora non crede al Covid. Eppure in questi mesi abbiamo letto e ascoltato tante storie, che valgono come una lezione di vita. Tra queste c’è quella di Alessandro Pala di Olbia, che a soli 45 anni ha rischiato la vita a causa del virus.

L’uomo, che lavora e vive con la famiglia in città, ha contratto il virus alla fine di marzo e la situazione è precipitata in poche ore. A raccontare la storia è la sorella Angela, 43 anni, che vive ad Arzachena, siccome Alessandro è ancora ricoverato in ospedale. “Soltanto due giorni dopo mio fratello ha cominciato ad accusare i sintomi della malattia – racconta -. Alessandro non riusciva a respirare e ha chiamato immediatamente l’ambulanza. La sua saturazione è scesa a 85 e ha fatto il primo test, dove è risultato positivo, ma essendo giovane non è stato ricoverato subito”.

La malattia.

La situazione è precipitata in quei quattro giorni in cui si cercava un posto negli ospedali della zona, fino ad essere trasferito al Mater Olbia dove è stato ricoverato in terapia intensiva. “Abbiamo saputo che ha contratto la variante inglese del virus – racconta -, aggravatasi in polmonite. Mio fratello ora sta meglio ed è stato trasferito dal reparto covid proprio ieri perché si è negativizzato, ma ha bisogno di un percorso di riabilitazione per i polmoni”. Angela spera che gli organi di suo fratello non abbiano subito danni. “Solo il tempo ci aiuterà a capire i danni che la malattia possa aver fatto ad Alessandro, che prima era in salute”, aggiunge.

La donna ha voluto parlare della sua storia come messaggio per i negazionisti che ancora oggi anche a Olbia, non credono al coronavirus. “Quello che è successo a Cugnana, come altri casi di questi giorni – ha detto -, è un insulto alla vita e io dopo l’esperienza di mio fratello, che è difficile raccontare, e a volte si fa fatica a spiegare a se stessi, perché si tratta di un miracolato, è assurdo che ci siano persone che non rispettino le regole e mettono a rischio gli altri, quindi bisogna fare sacrifici in questo periodo”.

La storia di Alessandro è anche un modo per ricordare che i malati di covid vivono ancora peggio l’isolamento. Perché non hanno possibilità di vedere nessuno – spiega -. È alienante non poter abbracciare chi ami. Soprattutto per i malati”.

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