Non solo maltrattamenti: una truffa da oltre un milione per il canile

Le indagini della finanza.

Oltre ai gravi e reiterati maltrattamenti in danno dei cani custoditi presso il canile di Olbia, giunti in alcuni casi alla uccisioni di taluni esemplari la Guardia di finanza ha anche riscontrato gravi reati di natura fiscale.

I finanzieri hanno contestato ulteriori profili di rilevanza penale quali truffa aggravata in danno di enti pubblici, false attestazioni e delitti finanziari, attinenti ad omessa presentazione di dichiarazioni dei redditi iva e conseguente omissione di rilevanti importi di Iva dovuta e non versata, il cui accertamento è conseguente al disconoscimento della natura di ente non commerciale dell’associazione di volontariato che gestiva la struttura comunale.

Veste giuridica fittizia che, da un lato, ha consentito agli indagati di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione delle convenzioni con gli enti comunali per l’affidamento in custodia dei cani randagi di proprietà di quest’ultimi e, conseguentemente, di percepire indebitamente contributi pubblici e, dall’altro di fruire di un regime contabile e fiscale più agevolato, quale quello delle associazioni di volontariato, conseguendo in tal modo indebiti risparmi di imposta.

Accogliendo l’ipotesi accusatoria della Procura, l’Ufficio del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Tempio Pausania ha emesso un’ordinanza cautelare con cui ha disposto misure interdittive nei confronti del legale rappresentante e direttore sanitario, oltre che del presidente dell’associazione di volontariato che aveva in gestione il predetto canile.

Il direttore sanitario della struttura non potrà esercitare per un anno la professione di medico veterinario, né contrarre con la pubblica amministrazione, così come il presidente dell’associazione di volontariato.

Al contempo, il gip ha accolto la richiesta della Procura, disponendo il sequestro preventivo, anche per equivalente, dei beni nella diretta disponibilità della associazione incaricata della gestione del canile comunale e dei beni personali del legale rappresentante e direttore sanitario e del presidente della stessa per un importo superiore a 1,2 milioni di euro pari al profitto del delitto di truffa aggravata.

Dalle indagini è emersa una struttura complessa sin dall’origine volutamente strutturata e nel tempo mantenuta in modo da far apparire esistente una attività di volontariato, diretta a percepire erogazioni pubbliche, in buona parte distratte per soddisfare esigenze private degli indagati, lucrando sul cattivo trattamento degli animali, ostacolando l’adozione dei cani ospitati ed omettendo di comunicare i decessi degli animali al fine di aumentare la presenza degli stessi nel canile e quindi l’ammontare delle erogazioni pubbliche.

L’importante risultato di servizio è il frutto della sinergia tra il corpo della Guardia di finanza, specializzato nelle indagini economico finanziarie, ed il pool di magistrati del Gruppo di contrasto ai reati economico finanziari fortemente voluto ed istituito dal procuratore Capo Gregorio Capasso.

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