Grande successo all’Olbia Arena per la prima data di Vasco Rossi
“Viva la Sardegna, questa isola meravigliosa e viva Olbia“, Vasco Rossi saluta così il pubblico della prima serata. In due ore e venti di concerto ha accontentato i fan della vecchia guardia, con solo una manciata di brani degli ultimi trent’anni. C’erano tutti gli inni storici, ma anche una serie di perle che hanno accontentato chi si è fermato a Liberi Liberi.
La scaletta di Vasco a Olbia
Alle 20:47 comincia l’intro e Vasco compare da sotto il palco mentre parte “Vado al massimo“, per poi passare a “Ormai è tardi” e salutare Olbia. “Fegato, fegato spappolato” precede due chicche che arrivano dritte dal 1985: “Una nuova canzone per lei” e “Bolle di sapone“. A 74 anni compiuti il Blasco si prende qualche pausa tra i brani, ma la carica e la voce sono quelle dei bei tempi. Sempre con uno sguardo all’era d’oro arrivano “Alibi“, la fiammeggiante “Sono ancora in coma” e la struggente “Ciao“.
Un altro grande ritorno in scaletta è “Domani sì, adesso no“, che apriva i concerti dell’85. La prima volta la suonò in Sardegna perché il tour di “Cosa succede in città” partì da Assemini. Poi si resta nella seconda metà degli anni Ottanta con “Tango…(della gelosia)” e “Lunedì“. Qui Vasco si prende una pausa più comoda mentre la band capitanata da Vince Pastano si diverte con l’Interludio.
Il secondo tempo
Alle 21:45 comincia il secondo tempo e si arriva al Vasco dell’ultimo trentennio che parte con “Marea” e poi passa a “Siamo soli“, con grande coinvolgimento di tutte le generazioni presenti all’Olbia Arena. Arriva poi “Se ti potessi dire” che precede una piccola pausa in cui il pubblico continua a cantare la coda a squarciagola: “Senza rimpianti”. Poi uno dei momenti clou della serata: “(Per quello che ho da fare) Faccio il militare“. Un pezzo della vecchissima guardia col pubblico diviso tra chi lo conosce a memoria e chi pensa che la naja sia un frutto esotico. Dopo il reiterato “Non siamo mica gli americani, che loro possono sparare agli indiani”, il clima si appesantisce e il gruppo si infiamma con “Gli spari sopra” e “C’è chi dice no“.
Dal pathos al momento Femen
Un altro grande regalo a tutti gli oltre 30mila dell’Olbia Arena è la classe di “Stupendo“. Qui si esalta la chitarra di Stef Burns con Vasco che se la gode e lo applaude. Il pathos lascia spazio alla carica erotica di “Rewind“. Parte il tradizionale momento Femen con tante ragazze che si liberano del reggiseno (immagini che non passano inosservate nei megaschermi visibili da lontanissimo). “Siete libere”, dice loro Vasco. La macchina del tempo torna in avanti con “Un mondo migliore” per poi sferrare un colpo al cuore di chi non ha più i brufoli da tempo: “La noia“. Un pezzo non proprio familiare alle nuove generazioni, ma considerato uno dei migliori dalla sezione “old school”.
Le farfalle nello stomaco, dopo due ore di concerto, prendono il volo con “Sally” che precede il treno finale. “Siamo solo noi” è l’inno che racchiude tutto il pubblico di Vasco Rossi e serve sempre anche per presentare i componenti della band. Arriva un momento intimo con Vasco sul palco assieme al senatore del gruppo, Alberto Rocchetti. Entrato in squadra dopo il divorzio dalla Steve Rogers band, accompagna Vasco dai tempi dei concerti a Cagliari e Sassari dell’89. Col cappellino dell’associazione “Libera” di don Ciotti e una discreta partecipazione del pubblico, il duo regala un pezzo che qualcuno sembra conoscere: “Vita spericolata“. Sì, quella scritta in Sardegna.
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Il finale coi botti
Prima del finale arriva un’altra perla per la vecchia guardia: “Canzone“, finalmente non più in versione coito interrotto. Con l’avanzare del brano emerge una selezione anagrafica tra chi conosceva solo le prime strofe e chi ci ha convissuto in cameretta o col walkman. Quel “È stato splendido” ripetuto a oltranza chiude il brano e descrive lo stato d’animo di chi si è goduto il concerto e sa che sta per arrivare il triplice fischio. “Albachiara“, l’assolo e i fuochi d’artificio sono il cazzotto finale. La perla di Vasco è la sigla di chiusura da tempo, fin da quando era appena uscita: così Vasco concluse anche il concerto dell’83 a Olbia. Dopo i saluti all’Isola e alla città arriva la minaccia finale, in vista del 2027 dedicato ai 50 anni di carriera: “Io non me ne vado mai”. Di sicuro non in queste 24 ore, che Vasco ha un altro impegno: altre 36mila lo aspettano a Olbia per la seconda e ultima data.
