Cala Finanza, Legambiente contro il resort di lusso: ”Variante ZES forzatura”

Cala Finanza

La vicenda del progetto del resort di lusso a Cala Finanza.

Anche Legambiente è intervenuta contro la vicenda del progetto a Cala Finanza, che prevede la realizzazione di diversi metri quadri di cemento a pochi passi dal mare. La variante di Cala Finanza a Loiri Porto San Paolo: una forzatura inaccettabile in nome della Zona Economica Speciale, secondo gli ambientalisti.

Il progetto contestato.

Legambiente ricorda che nel 2006 la Sardegna si è distinta come la prima Regione italiana ad approvare un Piano Paesaggistico, per tutelare l’ambiente sardo con la duplice finalità di conservarne gli elementi di qualità e di promuovere il suo miglioramento attraverso restauri e riorganizzazioni profonde laddove appare degradato e compromesso. Il complesso processo di redazione del Piano ha segnato un momento di svolta per la pianificazione italiana, affermando l’irriducibilità del principio di conservazione a singoli elementi staccati dal contesto e perseguendo invece una riqualificazione integrata che tiene insieme gli insediamenti urbani, agricoli, produttivi e turistici per restituire la qualità paesaggistica intaccata da una vecchia espansione puramente quantitativa.

Attraverso questo strumento, osserva Legambiente, si è riconosciuta la relazione inscindibile tra aree costiere e rurali, ripensando i rischi dei territori legati visivamente o fisicamente al mare. Si è sancita inoltre l’urgenza di salvaguardare l’integrità della fascia costiera come bene comune, sottraendola alle spinte trasformatrici responsabili della diffusa manomissione dei litorali, in linea con il divieto di edificazione entro i 300 metri dalla battigia introdotto già nel 1993 dalla Legge urbanistica sarda n. 45 grazie all’impegno di Legambiente e delle altre associazioni ambientaliste. Gli effetti di quella lungimirante visione si sono visti negli anni a seguire, quando il progressivo adeguamento dei Piani Urbanistici Comunali al PPR ha chiuso una lunga fase di governo del territorio basata su varianti e strumenti urbanistici obsoleti, inadeguati rispetto ai nuovi obiettivi di sostenibilità condivisi a livello globale.

Il Puc.

In questo contesto, il Comune di Loiri Porto San Paolo ha completato l’adeguamento del proprio PUC alla fine del 2021 compiendo scelte coraggiose, come la riduzione di alcune aree di espansione e la limitazione delle volumetrie ammesse, decidendo inoltre di inserire Cala Finanza e Punta La Greca nella Zona H di “Salvaguardia” e nella sottozona H2 di “Pregio paesaggistico”. Si tratta infatti di uno di quei lembi di costa scampati al processo di cementificazione del litorale, dove è ancora riconoscibile la fisionomia originaria e sono vitali le connessioni di ecosistemi fragili.

Il residence di lusso sull’Amp.

Proprio in quest’area, in aperto contrasto con l’assetto disegnato dal PUC, è emersa una proposta di variante che trasformerebbe la Zona H in Zona F “Turistica”. Tale modifica consentirebbe il cambio di destinazione d’uso da residenziale a turistico degli edifici esistenti e la realizzazione di nove moduli a uso glamping direttamente sul mare. L’operazione sta avanzando tramite la Zona Economica Speciale, uno strumento nato per facilitare lo sviluppo d’impresa nel Mezzogiorno che prevede un’autorizzazione unica in grado di sostituire tutti i titoli abilitativi e autorizzatori necessari. Se l’iter appare lineare sul fronte della semplificazione procedurale, risulta decisamente critico sotto il profilo della coerenza delle decisioni.

Su Cala Finanza, i principali soggetti con competenze ambientali e paesaggistiche, a partire dalla Regione Sardegna fino all’area tecnica dello stesso Comune, hanno espresso parere negativo poiché la proposta non è conforme né alla legge regionale del 1989 né alla disciplina del PPR. Eppure, la Struttura di Missione della ZES, operativa presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ha autorizzato la variante con un’interpretazione derogatoria che appare priva di adeguato fondamento giuridico alla luce della normativa vigente e dei pareri contrari espressi dagli enti locali.

Decisione del Governo.

Secondo gli ambientalisti si assiste così a una decisione calata dall’alto che, da Roma, produce impatti potenzialmente molto rilevanti sul territorio di Porto San Paolo. Questa scelta, secondo Legambiente, riporta la pianificazione indietro di decenni, ignorando il lungo percorso fatto dall’isola per riconoscere la fragilità dei propri paesaggi costieri e accettare i limiti imposti dalla salvaguardia. Proprio su questo sistema di tutele si basa la robusta opposizione della Regione all’autorizzazione ZES, una posizione che Legambiente condivide e sostiene fermamente. A favorire l’operazione non è stata solo la struttura ministeriale, ma secondo Legambiente, anche l’orientamento politico del Consiglio Comunale che, pur respingendo le maggiori cubature richieste, ha mostrato un’apertura verso la variante urbanistica, dando un segnale di parziale ritorno a un vecchio modo di intendere lo sviluppo dell’isola.

Se si allarga lo sguardo intorno a Cala Finanza emergono ulteriori elementi di forte preoccupazione. La società proponente ha acquistato le aree che dall’abitato di Porto San Paolo comprendono la parte più interna dell’insenatura e, secondo quanto riportato dagli organi di stampa, pubblicizza già un master plan per la realizzazione, entro il 2028, di un articolato resort extralusso comprensivo di hotel di alta gamma, ville con piscina, ristoranti, centro commerciale, beach club e porto turistico. Tutto questo avviene prima di qualsiasi procedura autorizzativa, che a tutt’oggi non risulta nemmeno avviata.

In una fase in cui la Regione Sardegna sta chiamando a raccolta la comunità per una riflessione collegiale sull’eredità del Piano Paesaggistico in vista del suo aggiornamento e della sua estensione alle aree interne, la proposta di Cala Finanza e le anticipazioni sul resort di Porto San Paolo rappresentano per Legambiente un campanello d’allarme da monitorare con estrema attenzione. Unendo i puntini riaffiora un modello turistico superato che contribuisce allo spopolamento dei centri abitati e al consumo di suolo, scollegato dalle relazioni umane e indifferente agli effetti della crisi climatica.

I vertici dell’associazione, rappresentati dal presidente nazionale Stefano Ciafani e dalla presidente regionale Marta Battaglia, hanno ribadito che di fronte a sfide ambientali, sociali ed economiche sempre più complesse è fondamentale difendere con orgoglio le scelte pianificatorie che permetteranno di consegnare alle future generazioni territori integri e paesaggi dall’alto valore testimoniale. Legambiente richiama pertanto tutte le istituzioni a un grande senso di responsabilità e al rispetto della traiettoria tracciata dalle norme urbanistiche regionali e dal PPR, un percorso consolidato dalle Strategie regionali per lo sviluppo sostenibile che punta alla tutela del bene comune e che non può certamente passare per l’ennesima cementificazione e privatizzazione della costa sarda.

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